Corona Virus: nostalgia canaglia

C’era una volta il fine settimana

Ho perso il week end.
Ho perso quel gusto di organizzare il fine settimana.
Una pizza con gli amici, un film, oppure un concerto o a teatro.
O perché no, se la stagione lo permette, una breve gita in una delle tante città d’arte italiane.
A vedere un museo, una mostra.

Ma anche la partita.
La domenica o il sabato, a seconda del calendario calcistico.
Sapere che c’era L’Arezzo che gioca.
Prepararsi, organizzare la borsa con il pc prendere gli accrediti ed andare.
Con largo anticipo perché c’è da lavorare e poi parlare con gli amici di questo e di quello.
Parlare dell’Arezzo ma anche di cosa si è fatto in quel lasso di tempo in cui non ci siamo visti.
Delle nostre famiglie e del lavoro.

Poi, al fischio d’inizio, tutti pronti a tifare per la squadra del cuore.
A soffrire ed a gioire ma mai da soli.
Sempre insieme.
Ci si guarda, si parla, si discute.
Si, si discute perché non sempre possiamo essere d’accordo, anzi.
Ma mai si alzano i toni.

Ho perso il week end.
Mi manca la vicinanza degli amici, mi manca di poter decidere di stare da solo.
Ecco, mi manca di poter decidere.
Cinema, pizzerie, ristoranti, musei, teatri tutto chiuso. Serrato.
E sono serrate anche le città, i paesi.
Ognuno è rinchiuso nella sua abitazione.
Ognuno di noi deve avere una buona ragione per poter uscire di casa.
Non possiamo muoverci se non per motivi di stretta necessità.
Mi sembra di vivere in una storia di fantascienza.
Aspetto di svegliarmi ma so già che non sto dormendo, non sto sognando.
E’ tutto vero.

E un domani quando i nostri pronipoti leggeranno i resoconti di questi giorni non potranno capire.
Come noi non capivamo i giorni della peste o delle altre epidemie che studiavamo a scuola.
Non li avevamo vissuti.
Oggi non lo possiamo più dire.
Ci siamo nel mezzo.
Li viviamo.
E ne avremmo fatto, sinceramente, a meno.

E tu che troverai questo mio appunto tra qualche decennio, in un  pezzo di carta ingiallito, sappi che tutto questo lo abbiamo fatto per noi, per la nostra salute.
Perché domani riapriranno i musei, le città d’arte, i teatri, i cinema. Riapriranno anche le librerie.
E torneremo ai concerti, all’opera e, perché no, allo stadio.
E gioiremo e ci emozioneremo ancora tutti insieme.

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Marco Rosati
Prediligo chi pone e si fa domande ed ho terrore di chi ha solo certezze. Non riesco a saziare la mia curiosità. Mi ritengo un “giovane con esperienza” ma, quando ero adolescente, consideravo coloro che oggi sarebbero miei coetanei “vecchi matusalemme”. Ho fatto studi tecnici ma sono appassionato di storia e delle materie umanistiche in genere. Insomma sono un po’ (eufemismo?) complesso.

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