La moltiplicazione dei pani e dei pesci per gli aspiranti sindaci

Sette (per ora) i candidati per diventare Sindaco di Arezzo: Alessandro Ghinelli, Luciano Ralli, Michele Menchetti, Fabio Butali, Alessandro Facchinetti, Daniele Farsetti e Marco Donati.

Ad oggi Ghinelli potrà appoggiarsi al centrodestra (Lega, Fdi e Forza Italia) e a due liste civiche (Ghinelli 20 25 e Civitas Etruria).

Luciano Ralli per il centrosinistra sarà appoggiato dal  Partito Democratico, Italia Viva e alcune liste civiche (Arezzo ci sta, Arezzo 2020, CuriAmo Arezzo e l’altra che esprimerà il candidato sindaco).

Marco Donati verrà sostenuto da due liste civiche (Scelgo Arezzo e Con Arezzo).

Gli altri candidati si presentano con la propria lista.

Un calderone di nomi, simboli, una ridda di persone che affollano copiose le numerose liste; perché ?

Molto semplice: siccome tanti aretini sono schifati dalla politica e dai partiti, chi ha interesse a farsi eleggere “aggira l’ostacolo psicologico” celandosi dietro nomi di lista generici, che sviano dalla sigla odiata dei partiti, creando una “cortina fumogena”, sperando che qualcuno metta la X scambiando la “civica” per “non politica”.

Secondo: buttando dentro alle millemila liste tanti nomi, si ottiene un “effetto piramide”, ovvero, ogni persona catalizza pochi voti (familiari, qualche amico o parente), che moltiplicati per X, come un torrentello che si unisce ad altri torrentelli, formerà un fiume che porterà acqua al mare (leggasi i sette candidati sindaci).

Mezzuccio squallido, sempre usato in politica, che tutela il “capolista”, che da solo magari, per antipatia, per demeriti, per avversa parte politica, o per altri motivi, tanti voti singoli non li prenderebbe.

Ma con l’afflusso di voti dei “peones”, ecco che il quorom si raggiunge (per qualcuno).

Sembra quasi uno “schema Ponzi”, che alla fine si gioca su questo concetto: un voto per mille liste vale più di mille voti su una lista sola.

La politica, sia a piccoli livelli che a grandi, è un gioco torbido, ma crediamo che i nostri lettori possano comprendere che un voto dato bene, a volte è un voto doppiamente utile: favorisce X e al contempo penalizza Y.

L’importante è sapere quello che si fa, e questa piccola spiegazione possa aprire gli occhi a qualcuno.

 

Il Burattino
Giocatore incallito di verbi e parole, iconoclasta e irrispettoso, non si piega e non si spezza, specialmente quando il gioco si fa duro, egli comincia a giocare. Abituato a prendere botte si difende a colpi di mazza, poliglotta e multietnico, è forse il primo immigrato di Arezzo dalle calde terre dell'Africa.

2 COMMENTI

  1. L’arma dell’astensione è qualunquismo per dire che tutti i gatti sono bigi , teniamoci ciò che c’è. E’ no , si va a votare e nel paniere si sceglie il migliore, il meno ammaccato , quello più credibile. Usciamo da una buona amministrazione? mi pare di no, scandali a parte la giunta uscente non ha fatto nulla e la destra per la seconda volta, dal dopo guerra, sale a palazzo cavallo e si fa travolgere da fattacci, indagini, chiacchiericci ancora tutti da chiarire.

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