L’appuntamento con la Fiera del Mestolo è per molti aretini, irrinunciabile

Fiera di Settembre, la tre giorni del Mestolo: una questione identitaria per la città.

Oltre 250 banchi, una vasta zona della città coperta, migliaia di visitatori, catalizza l’afflusso da tutta la provincia ed oltre.
Quest’anno ancora, ad un mese circa dal calendario consueto, ancora non è stato deciso se si farà o meno, in base a come evolverà la pandemia Covid.
Dalla Confesercenti ci dicono che ci stanno lavorando, ma che la decisione finale sarà presa dal Comune, in accordo con le autorità preposte.
In un clima di incertezza e di nebulosità degli eventi, l’auspicio è che possa essere svolta, come sempre, nell’ottica di avere attenuato di molto il contagio.

Trascorsa la pausa estiva, spenta ogni calura, il settembre riporta la normalità, la vita sociale riprende con spirito nuovo.

La città di Arezzo, come da un breve letargo si sveglia con grande frastuono, il Polifonico, il Saracino, la fiera antiquaria, gente che si muove da ogni dove, un turismo mirato che guarda nei dettagli della nostra più genuina tradizione.
Un periodo che sembra non finire mai, perché dopo arriva la consueta Fiera di Settembre, 9-10-11, legata ad una festa religiosa molto sentita nel passato: 8 settembre.

Ovunque in Italia in questo stesso periodo si facevano (e se ne perpetua il ricordo) queste fiere del bestiame e degli attrezzi agricoli, in vista della vendemmia, della semina e quant’altro.

Oggi, alla Fiera di Settembre di Arezzo, si vende di tutto, non più bestiame e non solo strumenti agricoli, ma abbigliamento, oggetti utili alla casa e tutto ciò che serve alla persona.
Più che un’istituzione, la fiera nasce nella notte dei tempi nel contesto di una festa stagionale attorno all’equinozio d’autunno e si è perpetuata nei millenni, nei secoli, fino ad oggi, adeguandosi alle esigenze umane che cambiano con i tempi, ma, come dice Frazer, cambia il mito e non il rito!

Quel rito radicato negli aretini, di fare un giro tra i banchi allestiti in almeno uno dei tre giorni di fiera, è più forte di ogni istituzione e di ogni moda!
Cambiano i tempi e la Fiera si adegua: dalla zona di Santa Maria delle Grazie, dove era celebrata anticamente, attorno alla fonte delle acque salutari, sacre a Giunone ed Apollo, è stata, in tempi moderni, trasferita nella zona Eden e via Guadagnoli, nel cuore della città.

Adesso, con il rischio del Covid, sarà necessario diluirla per altri spazi e saranno le istituzioni a farlo, ma non sarà certo un «virus» a cancellare qualcosa di così tanto radicato nella storia aretina e, direi, nel nostro DNA.
Essa rappresenta un fatto identitario per gli aretini e per la nostra città, sopprimerla sarebbe come avviare un processo di omologazione verso una cultura di massa senza più anima!

La civiltà odierna, con il suo degrado sempre più in atto, rappresenta già una mina in questo senso.
Ma, allora, dobbiamo lasciarci “addomesticare” da una cultura economica senza poter difendere i valori umani e identitari?

Vogliamo, invece, sperare che ci siano persone che ancora ci credono.

Giovanni Nocentini

Redazione
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