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venerdì, Marzo 29, 2024
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Il triste destino del Pionta

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Il Parco del Pionta da tempo sta subendo una metamorfosi poco piacevole: da luogo verde dedicato alla natura a parcheggio per auto, che invadono gli spazi in modo disordinato.
Da campus universitario, che dovrebbe avere un certo decoro, ormai è divenuto il luogo dove molti aretini ammassano le auto, lasciando semi deserti i parcheggi multipiano addetti alla sosta.
Il degrado aumenta sempre di più, e non c’è zona di Arezzo che ne sia risparmiata.
Mentre l’amministrazione si arzigogola su questioni in cui possa solo incassare, si deve rendere conto che, per dare un servizio ai cittadini, si deve anche spendere.
Sopratutto si deve vigilare sugli abusi, che sembrano non avere mai fine.

3 Commenti

  1. E la fascia di auto che da anni parcheggia impunita all’interno del Prato? In area a vincolo insieme paesistico e archeologico.
    A 200 m dal Comune e dalla sede locale della Soprintendenza, che sembra ormai un misterioso edificio pubblico passato alla clandestinità.
    L’idea sembra essere che tra parco e parcheggio in fondo non c’è che una piccola differenza semantica.

  2. Basterebbe il Mengo per la vergogna della soprintendenza.
    Potrebbero ormai asfaltare il Prato e farci un parcheggio e magari in fortezza un altro supermercato.
    Il Pionta è uno dei posti più belli in città ma ha quel grosso difetto di essere lontano dal salottino buono.

  3. zitto!…zitto!…ma che s’è matto? ma lo sai che qualcuno te po’ piglià sul serio e domani esce con la proposta in pompa magna sulla Nazione col seguito di ConfComune ConfFondazione ConfAtam confetti…..( la ConfCommercio, facci caso, non parla neanche più…non c’ha bisogno…gli tolgon sempre la parola di bocca…)
    e poi si sa tutti…la meglio cosa sarebbe farci un’altra linea dell’inceneritore…co la pista da sci sopra…come a Copenaghe…ma ancora qui non siamo a sti livelli d’avanguardia

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Il Burattino
Il Burattino
Giocatore incallito di verbi e parole, iconoclasta e irrispettoso, non si piega e non si spezza, specialmente quando il gioco si fa duro, egli comincia a giocare. Abituato a prendere botte si difende a colpi di mazza, poliglotta e multietnico, è forse il primo immigrato di Arezzo dalle calde terre dell'Africa.

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