Ma a quanto le vendono queste fiere dell’oro?

La scorsa settimana si è letto sui principali quotidiani locali che Oro Arezzo e Gold Italy sarebbero in procinto di essere vendute a IEG (un colosso del settore che include i poli di Vicenza e Rimini) per 4.400.000 euro.

Il giorno dopo la cifra è diventata 3.900.000 euro sullo stesso quotidiano e addirittura 3.500.000 euro (scarsi) sul principale giornale cartaceo locale.

Chi ha buona memoria si ricorderà che al momento del defenestramento (perché di questo si è trattato) di Andrea Boldi factotum di Arezzo Fiere, si parlava di un debito complessivo superiore ai 5.000.000 di euro e a un’offerta di IEG pari più o meno al debito da saldare con poi una serie di bonus (affitto decennale per le fiere, principalmente) che quella cifra avrebbero fatto sensibilmente lievitare.

Non so quali fossero i contenuti dell’accordo previsto da Boldi, né quelli del contratto che si sta scrivendo in queste ore, ma di sicuro sappiamo che i 5.000.000 di debiti nel frattempo sono saliti e che le banche non erogano più fondi ad Arezzo Fiere.
Sappiamo che per questo i dipendenti non ricevono lo stipendio da alcuni mesi e che “o si fa l’accordo o si muore.”

Naturalmente l’acquirente IEG cercherà di sfruttare la situazione di necessità dell’ente, ma non si dovrebbe trascurare che nessuna delle cifre fatte la scorsa settimana è in grado di sanare il debito di Arezzo Fiere e men che meno dargli la possibilità di investire sul futuro.

La soddisfazione espressa un po’ da tutti gli attori della compravendita avrebbe bisogno di una spiegazione migliore di quella che ci è stata fornita la settimana scorsa.

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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