In Germania, nel gennaio 2024, è nata DAVA (Demokratische Allianz für Vielfalt und Aufbruch), una nuova formazione politica che si è presentata alle elezioni europee di giugno dello stesso anno. La sigla ha attirato l’attenzione per i rapporti di alcuni suoi esponenti con organizzazioni considerate vicine al governo turco e all’AKP del presidente Recep Tayyip Erdoğan.
Il tema, però, va affrontato sul piano politico e dei fatti documentabili, distinguendo le responsabilità di singoli movimenti e dirigenti dalle comunità religiose o nazionali nel loro insieme.
È in Germania che DAVA ha iniziato il proprio percorso politico, diventando rapidamente oggetto di attenzione e polemiche.
DAVA è l’acronimo di Demokratische Allianz für Vielfalt und Aufbruch, una formazione politica fondata nel gennaio 2024.
DAVA dichiara di voler rappresentare, tra gli altri, cittadini di origine straniera e persone che ritiene insufficientemente rappresentate dai partiti tradizionali.
Nel proprio programma DAVA indica tra gli obiettivi la lotta alla discriminazione, alla xenofobia, all’antisemitismo e all’ostilità verso i musulmani, oltre alla tutela della diversità e della tolleranza.
Le polemiche riguardano soprattutto il profilo di alcuni dirigenti e candidati e i loro precedenti rapporti con organizzazioni considerate vicine al governo turco.
Tra i nomi che hanno attirato maggiore attenzione c’è Fatih Zingal, già attivo nell’UID, organizzazione descritta dall’Ufficio federale tedesco per la protezione della Costituzione come vicina al governo turco. Anche Mustafa Yoldaş e Ali İhsan Ünlü hanno avuto ruoli in organizzazioni religiose o associative turco-tedesche. DAVA respinge l’accusa di essere una diramazione dell’AKP.
La presenza in Germania di una numerosa popolazione di origine turca ha contribuito ad aumentare l’attenzione sulla nuova formazione; ciò non implica, naturalmente, un orientamento politico uniforme di quella comunità.
Nel ballottaggio delle presidenziali turche del 2023, Erdoğan ha ottenuto in Germania circa il 67% dei voti espressi dai cittadini turchi che hanno partecipato alla consultazione; l’affluenza tra gli aventi diritto residenti in Germania è stata di circa il 50%.
Nel 2024 DAVA si è presentata alle elezioni europee in Germania. Ha ottenuto 148.496 voti, pari allo 0,4%, senza conquistare seggi al Parlamento europeo.
Le critiche si sono concentrate sui percorsi di alcuni esponenti: Zingal ha avuto ruoli nell’UID, Ünlü è stato dirigente del DITIB e Yoldaş è stato attivo in organizzazioni islamiche tedesche. Questi elementi hanno alimentato il dibattito politico in Germania, ma non costituiscono di per sé la prova di un controllo diretto da parte del governo turco.
DITIB è una delle principali organizzazioni islamiche attive in Germania ed è collegata alla Direzione turca per gli Affari Religiosi (Diyanet). Questo rapporto istituzionale è da tempo uno degli elementi al centro del dibattito sull’influenza di Ankara in Germania.
Il dibattito sui rapporti tra organizzazioni della diaspora, associazioni religiose e politica dei Paesi d’origine non riguarda soltanto la Germania, ma assume forme diverse nei vari Paesi europei. Generalizzare questi fenomeni a intere comunità, però, sarebbe fuorviante.
Tra le critiche espresse nel dibattito tedesco, l’allora ministro federale dell’Agricoltura Cem Özdemir definì DAVA una «propaggine di Erdoğan» e disse che la sua partecipazione alle elezioni era «l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno». Si tratta di una valutazione politica, respinta da DAVA.
Il punto, quindi, è verificare i rapporti politici e organizzativi documentabili, senza attribuire a un’intera comunità religiosa intenzioni o progetti riconducibili a singoli soggetti o movimenti.
La questione va affrontata con attenzione ai fatti, alle fonti e alle responsabilità politiche documentabili.
Articolo aggiornato il 16 settembre 2026 con dati elettorali ufficiali e attribuzioni più precise.



“Ecco!… le trombe / squillano del Buglion!… / La santa terra / oggi nostra sarà. // Sì!… Guerra! Guerra! // Guerra, guerra! S’impugni la spada, / affrettiamoci, empiamo le schiere; / sulle bende la folgore cada, / non un capo sfuggire potrà. / Già rifulgon le sante bandiere / quai comete di sangue e spavento: / già vittoria sull’ali del vento / le corone additando ei va! ” (I Lombardi alla prima crociata).
Forse non si è accorto che siamo nel 2024?