S.S. Arezzo: In società se le danno di santa ragione, ma la squadra va per la sua strada…

Il presidente La Cava ha sbroccato e detto al vice presidente Anselmi che o mette i soldi o se ne deve andare.
Anselmi ha risposto che lui i soldi li ha nessi e che non ne mette più perché non è d’accordo con la gestione (scriteriata) della società.

La Cava insegue il risultato sportivo e la valorizzazione della rosa per fine campionato, Anselmi i numeri di bilancio.

Allora… bisogna dire che se La Cava ha i soldi per fare quello che fa (rinforza la squadra e non vende i pezzi migliori), avendo lui il 79% delle quote può certamente farlo.

Allo stesso modo è giusto che Anselmi chieda il rispetto dei programmi e dei conti inizialmente previsti, ma anche il diritto a essere consultato prima di prendere decisioni importanti per la società.

L’impressione è che le soluzioni del problema possano essere due.
O Anselmi si adegua, versa la propria parte fino a oggi e anche domani, oppure se ne va e lascia La Cava da solo a giocarsi le proprie carte.

Intanto la squadra non risente di questa guerra tra ex amici soci; infatti la cosa nello spogliatoio era risaputa da tempo e La Cava copre i pagamenti necessari, oltre a tranquillizzare tutti per il futuro.

Il finale del litigio quindi ci appassiona poco; molto di più il destino dell’Arezzo in campo e fuori. Per il momento non pare che ci siano all’orizzonte foschi scenari.

 

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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