Lettera aperta ad Antonio Floro Flores

Caro Floro, sai quanto ti vogliamo bene ad Arezzo, culla dalla quale ti abbiamo lanciato verso una carriera da serie A.
Per qualche giorno alcune migliaia di sportivi aretini hanno sognato che tu potessi tornare a giocare da queste parti.
Le disgrazie del Chievo, società per la quale sei tesserato con uno stipendio da 750000 euro, avrebbero potuto alimentare il sogno.

Ma tu oggi ci vieni a dire che sì, torneresti volentieri, ma non ora, bensì a fine carriera.

Secondo te non è a fine carriera un calciatore che dopo anni di serie A (con parentesi in Spagna), a trentacinque anni viene da una stagione in prestito in B al Bari (Fallito, forse anche per pagarti lo stipendio al posto del Chievo) dove ha totalizzato 7 partite da titolare più vari subentri?

Secondo me sì, tanto più se quel trentacinquenne è un indolente patentato come te. L’Arezzo ha bisogno di calciatori, non di sentimentalismo costoso e poco o per nulla produttivo.

Avanti un altro, quindi, uno che combatta e giochi veramente per uno stipendio normale.

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

LASCIA UNA RISPOSTA