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domenica, Maggio 19, 2024
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Un compagno di banco a Sant’Agnese, scuola di vita

il gossip di Cesare Fracassi
Gli anni '50 a Sant'Agnese: tra banchi di scuola e avventure quotidiane

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A metà degli anni 50, il maestro Monti mi mise nel banco insieme a lui di cui non dico il nome.

Il banco aveva il buco per due calamai nella parte fissa, che venivano riempiti da un custode tramite un fiasco pieno di inchiostro, poi per ogni seggiolino della struttura un piano ribaltabile con fibbia metallica verniciata di nero e a lato del buco per il calamaio una scanalatura per le penne o le matite.
I pennini erano da 2 lire bianchi metallizzati e da 1 lira quelli a forma di violincello color del rame, con i quali io mi ci trovavo bene.

La cartasuga era l’attrezzo necessario, e vi erano quelle da poco che spolveravano, e incasinavano ancor di piu le macchie, e quelle ben pressate che ben presto finivano la loro funzione.
Altro attrezzo necessario era l’astuccio di legno che al proseguo delle elementari doveva per forza rialzarsi di un piano e stupendi erano quelli a due piani snodabili e da una parte si mettavano le matite e in quella piu bassa penna, pennini, lapis gomma e appunta lapis, ma pochi se lo potevano permettere, e di regola legate con lo spago erano le matite e usavamo il vecchio astuccio fino in quinta.
La gomma, le meglio erano le Pelikan, io ne avevo una spezzata dura come un sasso che mi serviva solo per l’inchiostro, mentre per quella da lapis, mi arrangiavo o me la facevo prestare, o usavo della mollica di pane.

La Scuola, per raggiungere il quotidiano dovere, dovevo fare tutta via Fontanella e all’incrocio con via dei Pescioni, c’era il tabacchi cartoleria per i quaderni da 5 lire quelli con le foto delle città, e da 10 quelli con la copertina nera zigrinata e con il bordo rosso.
A Sant’Agnese altro armamento era la riga di legno, che serviva come arma di difesa o di attacco, a mo’ di spada.

Continuavano le guerre  tra “culcitrone” e i ragazzi che venivano dal “piano”, i fratelli Cerini, il Capanni, i Badiali erano i boss, zolle, botte e pure il pizzo uno di noi doveva pagare, per venire a scuola.
Le fette di pane con la frittatina, o con il burro e sale, e per pochi mortadella, incartate in fogli di giornale, e ogni settimana il famoso cucchiaio di olio di fegato di merluzzo, tutti in fila come andare dal dentista!

Ritornando al mio amico di banco lo ammiravo in quanto i suoi disegni e l’uso dei colori mi colpivano, una dote particolare, usava il nero e i colori erano accesi, si vedeva che era figlio di un pittore.
Il padre avvocato, giornalista era morto, per la sua comunione gli furono regalati i guantoni da boxeur, e facemmo la sfida lui mancino e io destro, armati di un solo guantone, lui più alto e dotato di un allungo migliore, al primo colpo mi stese con il naso sanguinante, ma sempre amici.
Vinse Patrizio per Ko al primo colpo!!

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