Leggi i giornali e ti accorgi che stiamo diventando tutti leghisti, anche ad Arezzo

“Premio al ladro dei 4 milioni d’oro” e “Parricida libero” sono i titoli a caratteri cubitali dei nostri quotidiani di ieri.
Sono titoli “leghisti”, di quelli che in nome della sintesi giornalistica se ne fregano delle leggi e delle regole scritte e vanno dritti alla pancia della gente, che così compra di più i cartacei in grave crisi e può commentare al bar, dal fruttivendolo o in edicola con la stessa sommarietà.
Così stiamo diventando tutti più arrabbiati e pronti a semplificare tutto, “perché tutto è semplice, non complicato come ci hanno fatto credere i vecchi governanti”.

Una volta i giornali aiutavano i lettori a essere civicamente educati, a comprendere le regole e non a scavalcarle a pie’ pari. Una volta, già, ma oggi non è più una volta, oggi è ora e la locomotiva va dritta verso il baratro a tutta velocità.
Sembra quella di Guccini, che però nel ’60 era condotta da un Anarchico che sognava il riscatto dei contadini curvi, non da un leghista ignorante, sprezzante delle regole in nome del popolo italiano.

 

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Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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