Affittasi graziosa cittadina toscana denominata Arezzo

Non so se ve ne siete accorti ma girando per Arezzo e dintorni potete vedere insegne che offrono tutte la stessa cosa: AFFITTASI.

Pensieri venuti spontanei passando per la Romagna dove a vitali centri commerciali fanno riscontro decine di cantieri intenti a costruire, a ristrutturare,, insomma a lavorare.
Passando invece da zone commerciali che circondano la nostra città vedi magazzini chiusi, alcuni abbandonati, e tutti con il famigerato cartello affittasi.

Ma quello che risalta agli occhi è nel centro città dove da Piazza Risorgimento alle stradine limitrofe le vetrine danno un senso di tristezza e di resa ad un mercato che sembra averci abbandonato.
Certo, a volte ci sono piccoli tentativi di aperture, che se passi due settimane dopo sono già falliti.
Arezzo è una città strana, la stanno depauperando da tutte le sue peculiarità e sembra che non interessi a nessuno.

E le associazioni di categoria sembrano i nostri marò!
Da Bancaetruria alla sanità, dalle aziende pubbliche come Estra che diventano sempre più “ altrove” al mercato più prezioso che avevamo ( nel senso anche letterale della parola) che era quello dell’oro, in tutte queste attività altre realtà, altre città sembrano divenute conquistatrici imbattibili.

E non serve fare un gol ogni tanto, un po’ alla Moscardelli, perché è la squadra che sembra non funzionare, che manca di obiettivi, di visione del futuro.
Una città ripiegata su se stessa, con una gestione incolore ( come la vuole l’assessore Tanti), priva di orizzonti che non dico che facciano sognare ma almeno sperare.
Anche se chi visse sperando…

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Luciano Petrai
Di professione “curioso”, ha attraversato negli anni ’80 le speranze ecologiste collaborando attivamente con gli Amici della Terra – Italia. Ha cavalcato le delusioni politiche e sociali attraverso una buona dose di auto-ironia e di sarcasmo. Attualmente fa parte della redazione del periodico “Essere” ed esprime note e lazzi in una frequentata pagina facebook ( che usa soprattutto per cuccare). Ed ora l’esperienza ne “L’ortica” per continuare a pungere divertendosi.

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