Il Lucertola

Bianco come la statua di Guido Monaco e la neve in polvere, è sempre al verde e il Sarrini ha ritrovato la sua storica bicicletta grazie a lui.

A’Rezzo ci sa ‘n anagrafe parallela, che ribattezza tutti l’ abitanti e si potrebbe benissimo fare a meno di quella del Comune, così si darebbe anche ‘n contributo a la spending reviù e al governo Renzi.
Presempio, il Lucertola, se lo sono dimenticato anche il su’ babbo e la sua mamma, ma basta vederlo per sapere come si chiama.
In pratica chi gli ha messo quel nome, l’ha fatto la foto segnaletica.

Con quel’occhi a spiovere, la dentatura virtuale e la voce impastata come le tagliatelle fatte ‘n casa, lo poi pigliare anche per una tartaruga parlante.
Un cià la coda, ma cià anche la pelle a quadretti che ci puoi fare le somme e le moltiplicazioni, se non hai un quaderno a portata di mano.
Ha fatto più fermate in questura d’un autobusse a Guido Monaco, ma non gliànno mai chiesto i documenti.
Non c’è bisogno. Lo pigliano e lo rilasciano, perché al fresco va in letargo.
Il Lucertola campa di sole, birra e neve in polvere.

D’estate sta fisso ai bagni di piazza Padella agrappolato sul monumento, sdraiato sui vialetti, o tra l’erbetta de l’aiole ristrutturate dal Beppe, che se non stai attento ‘n do’ mett’i piedi lo pesti e addio Lucertola.
In Guido Monaco, tra le piantine d’icastica, al posto del solito cartello vietato calpestare l’aiole ciavevano scritto: vietato calpestare il Lucertola.

Al contrario de l’albanesi, l’indiani, i rumeni, i marucchini e dei pakistani che sono fissi in quelle panchine, lui libera la piazza dalle zanzare e da l’insetti nocivi e è ecologico quanto ‘l Valentini, il Salvi e ‘l Sarrini, l’unici tre che usano le piste ciclabili del Beppe e l’andrebbe dato la medaglia d’oro parolimpica.

Ai tempi andati del Gasperini, stava per dasse a la politica. La sua foto segnaletica campeggiava in vetta a ‘na cabriolet con lo slogan per una città migliore, ma i dissidenti del Pd lo trombarono e così ‘Rezzo è armasta inchiodata al palo.

Il Lucertola è anche un grande esperto d’arte. Sa ‘gnicosa di Spinello aretino e s’è specializzato nel recupero bicilette smarrite.
L’altro giorno avevano rubato quella storica del babbo del Sarrini, ‘n amalato a l’ultimo stadio del campionissimo, con cui il grande Fausto Coppi vinse il Giro del Casentino.
La teneva come una figliola e, senza, era ridotto come il Lucertola senza il sole e la birra di neve.
Per riaverla il su’ figliolo aveva pregato i vigili, supplicato la polizia, s’era prostrato a l’Arma ‘n preghiera e era disposto anche a fare il Ramadan, ma s’ha voluto artrovare la su’ biciletta, sapete ch’ha dovuto fare il Fausto Sarrini? Gliè toccato andare dal Lucertola!
Dal libro: Can de’ svizzeri in uscita18 novembre, presentazione ore 17,30 presso libreria Mondadori ad Arezzo.
Galleria fotografica: Il Lucertola e l’ombrello

Foto primo piano da: Gli amici del Lucertola

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Giorgio Ciofini
Giorgio Ciofini (Giornalista e Scrittore) Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli e il Can di Betto e in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto. Attualmente sta lavorando al can de' Svizzeri, in uscita il 18 Novembre, presentazione ore 17,30 presso libreria Mondadori ad Arezzo.

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