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Il Festival dello Spettatore, e che spettatore!

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Il Festival dello Spettatore, e che spettatore!

Al cinema. Un vecchietto è seduto accanto a te e, prima che cominci lo spettacolo (la diretta live del “Racconto d’inverno” di Kenneth Branagh, da Shakespeare), prende l’iniziativa. “Certo che Arezzo è proprio curiosa… Non conosco le statistiche, bisognerebbe chiedere al Comune per quelle, ma il numero di donne è sproporzionato rispetto a quello degli uomini. Sono molto di più loro”.

Incuriosito da questa anomalia muliebre, lo stuzzichi: “Dice?”. Convinto assertore del metodo galileiano, ti esorta a guardarti attorno. “Beh sì, ma non vede?”.
In effetti, ci sono tante donne e pochi uomini.
Però vuoi maggiori garanzie: “Ma dice che è attendibile creare un precedente teorico da, tutto sommato, una sola sala cinematografica?”.
Dice. Allora tenti la carta della filosofia esistenziale: “Ma senta, dice che è un male questa cosa?”. Dice anche questo.

Per un attimo sei tentato di alzarti e tornartene a casa e lasciarlo ancora di più in ambasce, poi resisti e fai bene. Alle 20.31 – l’inizio del “film” è previsto per le 20.30 – si lamenta del ritardo.
A un sesto di film accende il cellulare, apre una foto e te la mostra nel buio: “Vendo questa pelliccia, la vuole?”.
Si sganascia subito dopo la domanda, e questo ti fa più ridere della domanda stessa; contestualmente, per non sapere né leggere né scrivere, metti mano allo spray al peperoncino che tieni sempre in tasca.
Poi inventi lì per lì che sei specista, non capisce cosa vuol dire ma almeno si azzittisce. Per un po’.

A un quinto di film, siccome la sua vicina di posto si stava strozzando per aver bevuto troppo furiosamente e stava tossendo nervosamente, ti fa, a voce alta nel silenzio: “Ma siamo al cinema o all’ospedale?”.
A un quarto di film, non resiste e parte con un “Ma Shakespeare era frocio? Lo hanno detto all’Università della Terza Età e in effetti si vede”. Da cosa, non è dato saperlo.
A metà film, siccome secondo lui l’intervallo dura troppo (ma, ovviamente, era un intervallo “teatrale” anch’esso live), si alza sbottando e ti offre un cordiale “La saluto, mica si può andare avanti così”. Se ne va sul serio.
Neanche mezzo minuto dopo dalla sua dipartita, si spengono le luci e l’intervallo finisce.

La seconda parte dello spettacolo ti è piaciuta molto di più, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio: ci sta alla grande che il ricchione, con così pochi uomini in giro, non fosse in forma sulle prime.

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Giannino Stoppani
Giannino Stoppani
Giannino Stoppani è insegnante, scrittore, sceneggiatore e critico/giornalista. Ha collaborato con il Pesaro Film Festival. Ha pubblicato con Falsopiano. Ha curato per anni la collana di cinema Bietti Heterotopia. Ha lavorato come aiuto regista e assistente di produzione in Italia e negli Stati Uniti. Come membro Fipresci continua a seguire festival e rassegna internazionali di cinema (Egitto, India, Svizzera). Vive orgogliosamente ad Arezzo.

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