La Giostra è cavalleria, ovvero un’insieme di tradizioni, di memorie, di costumi, di pratiche. La Giostra è quindi un valore etico che, seppur “velato” nel tumulto della festa popolare, segue nella sua essenza una caratteristica, la caratteristica di una città: Arezzo.

Originata dal ricordo o dalla allora necessità, di coloro che seguendo l’invito di papa Gregorio andarono “in partibus infidelium”, la Giostra propone ancora oggi nelle insegne dei cavalieri di casata i simboli di epiche imprese compiute sotto le mura di Gerusalemme. (Scudo e colori dei Pazzi del Valdarno ne è esempio)

Il cancelliere

Del torneo e dei protagonisti che in piazza in una giornata senza tempo, si “intagliano” ed il termine vuol essere omaggio e richiamo all’arte di “Mastro Wolf” che il perfetto spirito giostresco ha saputo trasferire dagli occhi al cuore, dal cuore alla mano, e dalla mano all’opera, tra fondali in pietra serena e giochi di masse voluti dal genio Vasariano una figura si distacca, marcando con la propria unicità, l’avvenimento ed il suo ripetersi: il Buratto.
Descritto dalla sfida che l’Araldo gli lancia, come prescelto fra i più valenti fra i …soldani di Persia e Babilonia, il re delle Indie si propone come un vero e proprio eroe del Kitab af – futuwak, cioè di quel codice della cavalleria araba che per dignità e nobiltà di insegnamenti può fare il pari con le regole dei “Cavalieri del Tempio”.

Il cavaliere

Assistito come un principe deve essere, dai famigli, il Buratto di Arezzo, nella sua regale ma isolata nobiltà, grazie anche alla forza che lo anima, può respingere e colpire i temerari che lo sfidano.
E se la lancia si spezza, per forza di braccio di cavaliere ma anche per grande resistenza di scudo, l’onore è doppio, come doppia può essere l’onta l’offesa di quel mazzafrusto che fa roteare e che impugna con la destra.
Buratto non è quindi, mai, un vinto.
E’ solo l’alter ego di un grande gioco in cui un cavaliere conquista si il segno del primato per sé, ma, prima di tutto per il Quartiere.
La Giostra è quindi un fatto la cui straordinaria nobiltà di origine si trasforma in passione di “parte” per gli abitanti del “Comune”, ma che per l’osservatore esterno diviene emozione violenta e totalmente coinvolgente.

Il maestro di campo

In conclusione:
Ai Cavalieri di parte Cristiana: “Non nobis Domine, non nobis sed nomini tuo da gloriam” (motto dei Templari) – Non a noi, ma al tuo nome dai Gloria –
Al Cavaliere di parte islamica: “la galib illa Allàh” (dal motto dei re di Andalusia della dinastia di Ahmer) – Non c’è vincitore che Dio –

 

 

 

A challenge through the time

L’araldo

The joust is chivalry, made of traditions, memories, costumes and practices. The joust has an ethical value, even if “veiled” by the population’s festive commotion, it follows its own distinctive essence, the essence of a town: Arezzo.

At the Joust we can still see the old family symbols on the knights and the symbols of their epic deeds under the walls of Jerusalem, originating from a memory or by what had to be done by those who followed pope Gregorio’s invitation to go to the crusades (in partibus infidelium). (The shield and the colors of the Pazzi family of the Valdarno is a good example.)

In a day that is timeless, the tournament and the knights seem to “be carved.” This term is a homage to “Mastro Wolf” and his art, who captured the joust’s spirit by transferring it from his eyes to his heart, from his heart to his hand and from his hand to his work.

This Vasarian genius created a game like effect between the stone floor (pietra serena) and the masses with a person’s figure that separates from the rest indicating its own uniqueness, the event and its repetition: The Buratto (dummy target).

Gli sbandieratori

Described by the Herald’s challenge, as the chosen one, the most skilful among Persia and Babylon’s soldiers, the king of the Indies presents himself as a hero of Kitab af -futuwak, in other words the code of Arab chivalry equals for dignity and nobility the rules of “The Knights of the Temple”.

Treated like a Prince by his family members, the Buratto of Arezzo has royal but isolated nobility, and thanks to his soul’s strength he can withstand the challengers by stopping them and by striking back.

If the Knight’s lance breaks, by his arm’s strength and by the Burratto’s shield resistance, then the Buratto’s honor is doubled while doubled can be the dishonor for the knight if the cat-o’-nine-tails on the Buratto’s right hand strikes him.
The Buratto, never loses.

Il buratto

He is the alter ego of a great game where the Knights must strike for points not only for themselves, but first of all for their “Quartiere” (district, area)
The joust is a reality, of extraordinary noble origins, that becomes passion for the citizens who support their local flag and by the observer that will experience the absorbing and powerful emotions of the joust.

In conclusion:To the Christian Knights: “Non nobis Domine, non nobis sed nomini tuo da gloriam” (motto of the Knights Templar) -Not to us, but give Glory to your name- To the Islam Knights: “la galib illa Allàh” (from the motto by the kings of Andalusia of the Ahmer dynasty) – There is no winner but God –

Giovanni Melani

Le xilografie riportate sono opera dell’artista Remo Wolf.

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