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venerdì, Aprile 4, 2025
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La battitura dei tempi passati: il rituale degli sconti nei poderi

Il gossip di Cesare Fracassi
Alle 5:30 del mattino, armati di forca e al suono della sirena, i contadini si riunivano per la battitura nell'aia del vicino.
Un esercito di adulti, ragazzi e macchinisti collaborava per scontare il raccolto e portare avanti il duro lavoro dei poderi

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E’ il tempo degli sconti%?
La mattina alle 5,30 con la propria forca timbrata a fuoco, al suono della sirena, s’andava a ” scontare” la battitura, nell’aia del vicino.
Secondo i poderi e il raccolto ci volevano dai 30 adulti e 15 ragazzi ai 50 adulti e i soliti 15 ragazzi, per poderi dalle 350 alle 1000 “staia” grano.
Almeno 6 macchinisti ( 1 trattorista, 1 addetto ai cinghioni e 4 imboccatori),
Poi si passava alle bocchette della trebbia 1 di famiglia del contadino e 6 al traporto balle e travaso grano dallo staiolo.

La misurazione alla bascula veniva fatta dal padrone e o dal su’ citto.
Poi a metà trebbia i ragazzi addetti al trasporto della lolla fin sopra il fienile almeno 6 , tre per la lolla e tre per il pagliolo che usciva davanti in basso e 3 a fare la barca nel fienile, quattro balle cucite unite a formare il grande telo per il trasporto.

Nel tetto della trebbia aperto si alternavano 2 squadre di 4 elementi che con i roncolini che scioglievano le manne, e altre due squadte erano addette con la forca a passare dalla mucchia o dal mucchio,a loro, le manne asciutte.
Infine gli ingegneri dei pagliai e o della mucchia a sistemare con la forca la paglia nel pagliaio o nella mucchia almeno 2 squadre da 4.
Mancano 5 cittarelle ad aiutare a portare da bere con la mezzina e il fiasco.
E non bastava in casa alla cucina e al servire almeno 10 donne ci dovevano essere.

La mattina dopo due ore c’era la colazione, pomodori smezzati cetrioli conditi, cacio salame finocchiona e prosciutto e poi avanti fino alla mezza.
Poi lavaggio al bidone dell’acqua o al bigone e dopo essersi lavati dalla polvere e dal suddecio a tavola, i macchinisti in casa del contadino e con il servito bono con coltello e forchetta, e il popolo degli scontatori alla merigge in tavoloni imbanditi da coperte o tovaglie di lino grosso un coltello ogni 5, ma ognuno con la su’ forchetta.

Maccheroni al sugo d’ocio, serviti con ramaioli giganti, e poi arrosti di pollo, nane al forno e ocio a tutto spiano con contorno di patate, disdegnando la catinella di insalata.
Verso le cinque i cantucci con il vinsanto, e tutti dal solito bicchiere, appena sciacquato da una spruzzata d’acqua.
Fino alle 7,30 dove il pagliaio veniva modellato dalla pertica e il bombelo delle acciughe in cima al barcile.
La cena, solita divisione macchinisti e contadini, per tutti grandinina o stelline in brodo parecchio grasso e avanzi o parti lesse dei soliti animali, ma per i macchinisti il collo ripieno d’ocio.
Ormai era calata la sera e ognuno tornava a casa sua con la propria forca.

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Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.
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