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lunedì, Aprile 1, 2024
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Ictus ischemico: potenziata la rete interaziendale dell’Area Vasta Toscana sudest

Ogni anno trattati circa 2000 ictus nell’area vasta sudest

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Potenziata la rete interaziendale dell’area vasta sudest grazie al nuovo protocollo per la cura dell’ictus ischemico acuto, con grande collaborazione tra l’Azienda ospedaliero-universitaria Senese e l’Azienda USL Toscana sudest.

Le nuove misure assicurano cure più adeguate e tempestive ad un numero sempre maggiore di possibili pazienti, visto anche l’incremento della patologia che è legata a fattori di rischio molto diffusi tra cui ipertensione, diabete, obesità, ipercolesterolemia, sedentarietà, fumo e abuso di alcol.

«Ogni anno – spiega il professor Giuseppe Martini, direttore della Stroke Unit dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese – si verificano nella nostra Area Vasta circa 2000 ictus ischemici ai quali viene data una risposta terapeutica nella fase acuta negli Ospedali della rete autorizzati alla fibrinolisi sistemica, cioè Siena, Arezzo, Montevarchi e Grosseto e alle procedure endovascolari, effettuate solo alle Scotte di Siena, che possono essere associate o meno alla fibrinolisi sistemica.

La sinergia fra i vari Stroke Team dell’Area Vasta e il 112 – prosegue Martini – ha permesso di trattare nel 2021 più del 20% di pazienti con ictus ischemico con ottimi risultati sulla disabilità residua».

«Il nuovo protocollo – aggiunge la dottoressa Rossana Tassi, neurologa della Stroke Unit e coordinatrice del gruppo di lavoro che ha partecipato alla stesura del protocollo – recepisce le ultime indicazioni delle linee guida del trattamento dell’ictus ischemico acuto, che permettono di ampliare la finestra terapeutica, cioè il tempo che intercorre fra l’inizio dei sintomi e il trattamento, oltre le 4,5 ore e fino alle 9 ore per la fibrinolisi sistemica e fino alle 24 ore dall’insorgenza dei sintomi per le procedure endovascolari. Per ottimizzare i risultati – prosegue Tassi – diviene fondamentale il ruolo dell’emergenza territoriale, sia per portare i pazienti negli Ospedali più idonei per eseguire i trattamenti previsti, che per trasferire i pazienti dagli ospedali che eseguono solo la fibrinolisi sistemica all’ospedale di Siena per la terapia endovascolare, il cosiddetto “Drip and Ship”».

Poiché l’ictus ischemico è una patologia tempo-dipendente (più tempo passa dall’esordio dei sintomi e il trattamento e minori saranno le possibilità di recupero), il complesso meccanismo della Rete deve essere costantemente monitorato.
Per questo tutti i casi trattati vengono discussi mensilmente con riunioni telematiche a cui partecipano gli Stroke Team dei vari nodi della Rete sotto il coordinamento della dottoressa Sandra Bracco, responsabile della Neuroradiologia Interventistica dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese.

«Il nuovo protocollo – dice il dottor Massimo Mandò, direttore del Dipartimento Emergenza-Urgenza dell’Azienda USL Toscana Sudest – comporta senz’altro un impegno rilevante per il sistema dell’emergenza territoriale, sia in termini di appropriata selezione dei pazienti che di mezzi utilizzati».

Il dottor Giovanni Linoli, direttore della Unità operativa di Neurologia di Arezzo e responsabile della Rete ictus dell’Azienda USL Toscana sudest, continua sottolineando che: «l’istituzione dello Stroke Team nei nodi hub dell’Azienda USL Toscana sudest (Arezzo, Montevarchi, Grosseto) ha indotto una più diretta e costante interazione tra neurologi e medici dell’Urgenza; ne sono derivati un progressivo incremento numerico dei pazienti sottoposti a trattamenti tempo-dipendenti, e un parallelo miglioramento degli indicatori di esito. D’altra parte – continua Linoli – tutti i pazienti con ictus, sia di natura ischemica che emorragica, vengono accolti negli ospedali dell’Azienda USL Toscana sudest, presso le Stroke Unit o nei reparti di Medicina Interna, dov’è operativo da tempo un modello integrato di cure, che prevede la stretta collaborazione tra i professionisti dei setting assistenziali della fase acuta con quelli della riabilitazione.
L’équipe riabilitativa garantisce così la presa in carico riabilitativa entro un tempo massimo di 48 ore dal ricovero».

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