🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
La valutazione del possesso palla nel calcio moderno è relativa. Già a suo tempo feci notare che il Verona ne faceva poco, mentre il Südtirol ne faceva un uso statico. E contro certe squadre abbiamo pagato a caro prezzo gli errori difensivi. Per questo non farei del possesso palla l’unico metro di giudizio di una singola partita.
Certo, abbiamo lasciato spazi agli attaccanti avversari, soprattutto per la nostra mancanza di rapidità difensiva e per le loro ripartenze improvvise. Anche la Cremonese, nei tre tiri verso la nostra rete, sfruttava lanci sui quali si gettavano due o più uomini.
E ora veniamo ai tiri, un dato che mister Bucchi ha rimarcato più volte. Ma soltanto due o tre sono stati indirizzati nello specchio della porta. Non è che i tiri velleitari di Leone possano essere considerati vere occasioni da gol.
Dopo l’espulsione di Pezzella, giocando in undici contro dieci, abbiamo preso campo. Con l’ingresso di Tavernelli, Mancuso, Arena e poi Cianci, abbiamo chiuso più facilmente la Cremonese nella propria metà campo, senza subire praticamente più niente. Ma è mancata la precisione, nonostante le occasioni create. Resta negli occhi anche il colpo di testa di Cerri, prima della sua sostituzione, sul quale Fulignati è intervenuto con una grande parata.
Perché non si tira con precisione? Questa è la domanda che dobbiamo farci. La risposta è che non creiamo spazi, perché non abbiamo più quelle aperture «a calice» che permettono ai nostri esterni di accentrarsi e tirare, sfruttando rapidità o forza, che si tratti di Pattarello, Tavernelli o Arena. Oppure di effettuare cross più precisi per la testa della punta centrale. Conta anche la rapidità del lancio del play, che deve creare lo spazio per sfruttare quelle che sono le nostre doti.
Insomma, non basta contare i passaggi, i minuti di possesso o i palloni calciati verso la porta. Bisogna vedere come ci si arriva, con quali tempi e soprattutto con quanto spazio davanti. Se i nostri esterni ricevono da fermi, circondati dagli avversari, anche il tiro diventa una speranza più che un’occasione.
Il punto non è chiedere di tirare di più tanto per gonfiare le statistiche. Il punto è mettere Pattarello, Tavernelli e Arena nelle condizioni di fare ciò che sanno fare. Ritroviamo quelle aperture a calice, la velocità del passaggio e il movimento senza palla. Poi parleremo anche delle percentuali. Per ora, al tifoso, interessa una statistica sola: quante volte la palla entra in rete.


