HomeCronacheSportArezzo-Cremonese, il solito pareggio: un tempo di paura e uno di rimpianti

Arezzo-Cremonese, il solito pareggio: un tempo di paura e uno di rimpianti

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Arezzo-Cremonese, il solito pareggio: un tempo di paura e uno di rimpianti

Iniziamo subito con un dato statistico: Arezzo e Cremonese si erano incontrate in Serie B altre sei volte e la gara era sempre terminata in pareggio. Anche la settima sfida ha confermato la tradizione: tra amaranto e grigiorossi finisce 0-0.

Ripartiamo allora da tre settimane fa, quando chiudevamo il nostro commento sulla sconfitta contro il Südtirol auspicando che la lunga sosta potesse servire all’Arezzo per ritrovare serenità e recuperare i giocatori indietro di condizione o infortunati.

La lunga sosta, evidentemente, ha avuto bisogno di un tempo supplementare. L’Arezzo non si era ancora scrollato di dosso le paure evidenziate contro gli altoatesini: sono stati necessari altri 45 minuti, vale a dire tutto il primo tempo. La prima metà della gara ha visto gli amaranto ancora contratti, con il timore di sbagliare. Un timore tale da far sbagliare gli appoggi più semplici o cercare soluzioni complicate quando quella facile era a portata di mano. Per fortuna la Cremonese non è sembrata la corazzata indicata da molti come favorita per la promozione in Serie A, altrimenti il rischio era di andare al riposo con qualche gol di svantaggio.

Avrete capito che la prima metà di gara non ci è proprio piaciuta. L’Arezzo non ha fatto nulla per provare a prevalere. La Cremonese ha pressato alto, ma gli amaranto non si sono fatti trovare impreparati. Quello che è mancato, però, è stata la lucidità negli ultimi 25 metri. Da lì in avanti si è visto poco o nulla.

Leone, alla sua prima da titolare, si è comportato bene e non ha certo demeritato, ma al momento dell’ultimo passaggio ha spesso peccato di inesperienza. Ionita, con i suoi movimenti, gli ha più volte suggerito di restituirgli la palla in profondità, ma il giovanissimo esterno non ha visto il compagno e ha cercato altre soluzioni, senza successo. Diversi passaggi, spesso semplici appoggi al compagno vicino, si sono trasformati in assist per gli avversari, che per nostra fortuna non hanno approfittato dei regali.

Anche gli ospiti, comunque, non hanno fatto vedere i sorci verdi a Nunziante, chiamato a impegnarsi in uscita soltanto una volta.

Negli spogliatoi Bucchi deve aver toccato le corde giuste, perché l’undici amaranto è rientrato in campo con tutt’altro piglio. La squadra è diventata più vivace, meno rinunciataria, ed è riuscita a dettare il gioco, facendo arretrare il baricentro della Cremonese, costretta sempre più spesso nella propria metà campo.

Ci si è messo poi anche Pezzella a complicare le cose a Pecchia: due ammonizioni nel giro di due minuti, al 13’ e al 15’ della ripresa. La seconda, per un fallo a centrocampo in una situazione senza pericolo, è apparsa del tutto gratuita. La Cremonese, che già soffriva l’Arezzo, si è ritrovata in dieci. Gli amaranto hanno avuto subito l’occasione di passare in vantaggio con Cerri, il cui colpo di testa ha costretto Fulignati a una parata miracolosa.

A quel punto Bucchi ha cambiato in un colpo solo tutto il reparto d’attacco. Al 17’ della ripresa ha richiamato Leone, Cerri e Pattarello, mandando in campo Tavernelli, Mancuso e Arena. Le sostituzioni hanno sortito l’effetto desiderato: l’Arezzo è diventato molto più brioso e pericoloso in avanti. Arena ha saltato spesso il diretto avversario per cercare il cross, Tavernelli lo ha imitato dalla parte opposta e Mancuso si è mosso a suo agio al centro dell’attacco, provando più volte la conclusione.

Da un pallone di Arena, che dalla fascia destra ha cercato Tavernelli sul lato opposto, è nata una delle migliori occasioni per i padroni di casa: Tavernelli, però, ha colpito l’esterno della rete. Poco dopo la mezz’ora Bucchi ha mandato in campo anche Cianci, schierando l’Arezzo con una sorta di 4-2-4, mentre la Cremonese si è chiusa sempre di più a difesa del risultato.

Alla fine l’Arezzo ha creato molto senza raccogliere quanto sperato. O meglio, ha raccolto un punto prezioso nel cammino verso la salvezza, ma questa volta con tanti rimpianti, perché la vittoria non sarebbe stata certo immeritata.

È la squadra del secondo tempo quella che vorremmo vedere ogni volta: sicura della propria forza, senza sottovalutare l’avversario. Così anche il gol arriverebbe con meno difficoltà.

Intanto teniamoci stretti questi sette punti conquistati dopo un ciclo di incontri non facili per una squadra abituata alla cadetteria, figuriamoci per una neopromossa come l’Arezzo.

Domenica prossima gli amaranto saranno di scena a Marassi per affrontare la Sampdoria. Detta così sembra una lotta impari, ma non lo è. Ai liguri sono rimasti il blasone del nome e la storia, mentre sul campo devono fare i conti con mille problemi. L’Arezzo deve andare a giocarsi la sua partita senza timore: attento, sì, ma non succube. E allora qualcosa di buono potrebbe arrivare fin qui anche dalla Liguria.

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Marco Rosati
Marco Rosati
Prediligo chi pone e si fa domande ed ho terrore di chi ha solo certezze. Non riesco a saziare la mia curiosità. Mi ritengo un “giovane con esperienza” ma, quando ero adolescente, consideravo coloro che oggi sarebbero miei coetanei “vecchi matusalemme”. Ho fatto studi tecnici ma sono appassionato di storia e delle materie umanistiche in genere. Insomma sono un po’ (eufemismo?) complesso.

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