Ormai possiamo dirlo: siamo arrivati dove non si dovrebbe mai arrivare. All’ultima spiaggia. O quasi.
Contro l’Ascoli ci aspetta una prova che rischia di pesare molto più dei tre punti in palio. Di fronte avremo una squadra già solida in questa categoria, preparata, costruita e guidata seguendo una precisa strategia di crescita.
Non che i nostri dirigenti abbiano lavorato per ottenere il contrario, sia chiaro. Ma qualcosa non torna. E sono ormai diverse settimane che certi dubbi mi accompagnano.
Ho deciso che soltanto dopo questa partita esporrò apertamente tutte le mie supposizioni. Quelle stesse riflessioni che, dopo Empoli, mi hanno portato a lasciare le conferenze stampa, diventate a mio giudizio appuntamenti nei quali manca lo spazio per una critica veramente costruttiva.
Già dopo la promozione dalla Serie C avevo sollevato una questione fondamentale: in Serie B cambiano il passo, la corsa, la rapidità di esecuzione e i tempi di gioco.
Non basta più occupare correttamente una posizione in campo. Bisogna saper interpretare ogni situazione con velocità, sia nella fase offensiva sia in quella difensiva. Serve rapidità nelle scelte, nei movimenti, nei recuperi e nell’attuazione degli schemi.
Ed era proprio su queste caratteristiche che, secondo me, avrebbero dovuto concentrarsi le valutazioni durante l’allestimento della squadra.
Invece abbiamo conservato un’impostazione di gioco che, anche per le attitudini dei giocatori a disposizione, finisce troppo spesso per diventare prevedibile.
Quando proviamo ad alzare la pressione, soprattutto nelle partite casalinghe, lasciamo spazi eccessivi alle nostre spalle. Spazi che poi fatichiamo a coprire, perché manca la necessaria rapidità nei recuperi e, in alcuni ruoli, anche quell’esperienza indispensabile per affrontare una categoria così impegnativa.
Non è soltanto una questione di volontà. L’impegno può esserci, ma se gli avversari pensano ed eseguono più velocemente, arrivano sempre prima. E a quel punto anche le buone intenzioni finiscono per diventare inutili.
Adesso, però, non voglio anticipare altri giudizi.
Aspettiamo l’Ascoli. Guardiamo cosa succede in campo. Poi, eventualmente, sarà il momento di parlare senza troppi giri di parole.
Per il momento ci resta una speranza: che contro l’Ascoli si apra almeno il paracadute di riserva.
Perché quello principale, a giudicare da come siamo messi, qualche problema deve averlo avuto.
E noi amaranto, di precipitare senza nemmeno provare a salvarci, non abbiamo proprio voglia.
🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.


