HomeCronachePolitica - Istituzioni - SocietàArezzo, disabilità e lavoro: «Dateci dieci aziende, vi faremo conoscere i nostri...

Arezzo, disabilità e lavoro: «Dateci dieci aziende, vi faremo conoscere i nostri ragazzi»

-

Arezzo, disabilità e lavoro: «Dateci dieci aziende, vi faremo conoscere i nostri ragazzi»

🌵 Le spine di Carlo
Storie, interviste e domande scomode su Arezzo e il suo territorio. Una rubrica di Carlo Umberto Salvicchi, per dare voce a chi ne ha meno, raccontare problemi spesso ignorati e pungere dove serve. Perché l’Ortica non deve soltanto far sorridere, ma anche far riflettere.

Arezzo. «Non ci ascolta nessuno!». È il grido di tanti genitori di giovani con disabilità che, al termine del percorso scolastico, si trovano davanti a una domanda tanto semplice quanto difficile: quale progetto di vita, e soprattutto quali opportunità di lavoro, dopo i 18 anni?

Faustina Bertollo è garante dei diritti delle persone con disabilità del Comune di Arezzo, imprenditrice, dirigente associativa e madre di Susanna. La sua testimonianza parte dalle difficoltà quotidiane: «Non riusciamo a piazzare neanche i lavori dei nostri ragazzi. Facciamo bomboniere, scatolame, magliette, catering. Ci vorrebbero aziende che facessero fare a noi i pacchi di Natale o le feste aziendali».

Il problema non riguarda soltanto la vendita di prodotti o servizi, ma anche l’accesso a un’occupazione vera. La legge 68 del 1999 disciplina il diritto al lavoro delle persone con disabilità e gli obblighi di assunzione per i datori di lavoro nelle condizioni previste dalla normativa. Eppure, osserva Bertollo, per chi ha disabilità intellettive o difficoltà particolarmente complesse trovare una collocazione rimane spesso molto più difficile. Non basta, insomma, che un obbligo esista sulla carta.

C’è anche un’esperienza positiva, racconta Bertollo: una grande azienda del territorio avrebbe dato un buon esempio, pur preferendo non renderlo pubblico. Peccato. Un’esperienza conosciuta e raccontata potrebbe incoraggiare altre imprese a seguire la stessa strada.

Andrea Laurenzi, portavoce della Consulta regionale sull’autismo e padre di Benedetta, rilancia con una proposta concreta: «Dateci dieci aziende e facciamo una prova. Provate a conoscere i nostri ragazzi». Per Laurenzi servirebbe un luogo di confronto e coordinamento tra Comuni, istituzioni, sindacati, associazioni datoriali e famiglie, capace di seguire l’attuazione della legge 68/1999 e trasformare gli strumenti disponibili in opportunità.

«Ci sono risorse economiche per tutor, professionisti e agevolazioni fiscali. Noi non ce la facciamo a parlare singolarmente con le aziende», spiega. È qui che il problema supera la dimensione delle singole famiglie e diventa una responsabilità collettiva.

Ad Arezzo qualche iniziativa esiste già. Il progetto STIL, promosso dalla Fondazione Arezzo Comunità insieme ad altri soggetti del territorio, nel settembre 2025 comunicava 96 iscritti, 15 assunzioni e 15 tirocini attivati. Sono risultati da riconoscere, ma che invitano anche a una domanda: come raggiungere chi ancora non trova un percorso adeguato alle proprie capacità e necessità?

Molte aziende adottano codici etici, politiche di welfare, certificazioni e impegni sulla responsabilità sociale. Tutte scelte importanti. Ma perché non fare dell’inclusione lavorativa una priorità altrettanto concreta e misurabile? La responsabilità sociale dovrebbe vivere anche fuori dalle brochure aziendali.

E quando entrano in gioco contributi o sostegni pubblici alle imprese, perché non valutare, nei limiti delle regole applicabili, criteri che premino chi si impegna davvero nell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità? È una proposta da discutere seriamente, non uno slogan.

Il tema riguarda anche il distretto orafo aretino e, più in generale, ogni comparto produttivo del territorio. In un momento difficile per molte imprese e lavoratori, si può pensare a misure che sostengano l’economia e, nello stesso tempo, favoriscano occasioni di lavoro per chi rischia di rimanerne escluso?

Infine, una domanda alle associazioni degli industriali, degli artigiani, dei commercianti e degli agricoltori: sono disponibili a sensibilizzare i propri associati e a raccogliere la sfida delle dieci aziende?

Susanna, Benedetta e tante altre persone non chiedono dichiarazioni di principio. Aspettano occasioni concrete per mettere alla prova capacità, talenti e desideri. E forse, per iniziare, basterebbe che qualcuno rispondesse a quella domanda.

 

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here

Carlo Umberto Salvicchi
Carlo Umberto Salvicchi
Carlo Umberto Salvicchi, sociologo mancato e giornalista poco praticante da oltre 40 anni. Ama le persone care e quelle libere. I tifosi vanno bene solo nello sport. Ha un obiettivo primario. Lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato. E un motto: l’ironia ti salverà la vita…

Punture scelte

Castiglion Fiorentino, l’assistente sociale resta fuori: entra un vigile. Franceschini si astiene

Rinascimento Castiglionese contesta la scelta della Giunta sulle assunzioni: secondo il gruppo consiliare le risorse sarebbero state destinate a un agente di polizia locale invece che a un assistente sociale. Sul provvedimento l’assessore Franceschini si è astenuto.
clickandfly dervizi foto video con drone o senza per agriturismi cantine

Da leggere

Dello stesso autore

L’Ortica punge gratis, ma mantenerla costa

Se questo articolo ti è piaciuto, irritato o almeno evitato cinque minuti di Facebook, puoi offrirci un caffè. Anche 3 euro aiutano L’Ortica a restare libera, indipendente e fastidiosa.

Offri un caffè all’Ortica ☕

Le vignette dell’Ortica

Scherza coi santi ma lascia stare i giaguari

Bradi Pit osserva un frate alle prese con la fratellanza animale: la nuova vignetta di Giuseppe Scapigliati.