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Coldiretti: entro 2030 oltre 1 milione di pensionati. Servizi essenziali carenti, rischio abbandono borghi. Aziende agricole fondamentali

Entro il 2030, oltre un milione di pensionati toscani rischiano di abbandonare borghi e paesi montani a causa della mancanza di servizi essenziali.
Coldiretti Toscana e Arezzo sottolineano il ruolo cruciale delle aziende agricole nel mantenere vive queste comunità.
Premiati gli agricoltori-sentinelle della sostenibilità, protagonisti di storie di ricambio generazionale e impegno ambientale

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Entro il 2030, il numero di pensionati in Toscana supererà il milione. Tuttavia, la mancanza di servizi essenziali, specialmente sanitari e di assistenza alla persona, rischia di svuotare i borghi e i paesi montani che oggi sopravvivono grazie alla presenza degli anziani.
Coldiretti Toscana e Arezzo, in collaborazione con Federpensionati Coldiretti, hanno recentemente sottolineato l’importanza di questo tema durante la cerimonia di premiazione delle “Sentinelle della Sostenibilità”.

L’evento, tenutosi al Seminario Vescovile di Arezzo, ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti del settore agricolo e delle istituzioni locali. Durante la manifestazione, sono stati premiati gli agricoltori che, attraverso il loro lavoro quotidiano, contribuiscono alla tutela dell’ambiente e alla valorizzazione del paesaggio. “Una buona parte dei pensionati vivono nelle zone rurali, montane e più marginali.
La popolazione sta invecchiando e dobbiamo fare i conti con la realtà. Senza servizi essenziali i pensionati saranno l’ultima generazione a vivere in questi territori”, ha dichiarato Giorgio Grenzi, Presidente Nazionale Federpensionati Coldiretti.

In questo contesto, l’agricoltura sociale, recentemente regolamentata in Toscana grazie all’impegno di Coldiretti, potrebbe offrire una soluzione concreta. La legge sull’agricoltura sociale permette alle imprese agricole di sviluppare servizi e attività dedicate agli anziani, come l’accoglienza diurna e le attività ricreative.
Tuttavia, come sottolineato da Grenzi, questa misura non è sufficiente da sola. Sono necessari ulteriori investimenti e un miglioramento dei servizi, in particolare sanitari, per garantire la resilienza delle comunità rurali.

Il ricambio generazionale è un altro tema cruciale.
Secondo i dati elaborati da Coldiretti Toscana, in un’azienda agricola su due, il passaggio generazionale avviene all’interno della famiglia. Questo assicura non solo la continuità aziendale, ma anche il trasferimento di conoscenze pratiche e tradizioni che rappresentano una risorsa inestimabile per il territorio.

Sergio Ballini, un viticoltore di 77 anni di Greve in Chianti, è un esempio emblematico di questa realtà. Ballini continua a lavorare nella sua azienda insieme ai figli, trasmettendo loro non solo le competenze tecniche, ma anche un profondo rispetto per la natura.
“La nostra attività, la nostra vita, è legata a doppio filo alla terra. Questa consapevolezza mi porta a dire che la nostra azienda è in buone mani”, afferma Ballini con orgoglio.

Analogamente, Andrea Baggini, produttore di alberi di Natale a Montemignaio, racconta come il coinvolgimento del figlio abbia portato nuova linfa alla sua azienda.
“La nostra è una relazione proficua e stimolante.
Io porto in dote l’esperienza, lui l’innovazione”, spiega Baggini.
La passione per il lavoro e il legame con la terra emergono anche dalle parole di Franco Rossi, viticoltore aretino di 74 anni, che lavora fianco a fianco con la figlia.

La cerimonia di premiazione ha visto la partecipazione di numerose personalità del mondo agricolo e accademico, tra cui Giuliano Scattolin, presidente Federpensionati Toscana, Francesco Panzacchi, Delegato Giovani Impresa Coldiretti Toscana, e diversi docenti dell’Università degli Studi di Siena.
L’iniziativa è stata coordinata da Stefania Fiorilli e Nicola Prosperi di Epaca Toscana.

In conclusione, l’agricoltura sociale e il ricambio generazionale rappresentano due pilastri fondamentali per il futuro delle comunità rurali toscane.
Tuttavia, è imprescindibile un impegno maggiore da parte delle istituzioni per garantire i servizi essenziali necessari a mantenere viva la presenza degli anziani nei borghi e nei paesi montani.

I premiati
Sono trenta le sentinelle della sostenibilità di tutta la regione che hanno ricevuto l’attestato di benemerenza. Si tratta di Angelo Arrighi (80 anni), Sergio Ballini (77 anni), Andrea Baggiani (73 anni), Pietro Bartalini (77 anni), Carlo Bolognesi (74 anni), Carlo Bracci (86 anni), Ivano Capannini (86 anni), Agostino Chiarini (X), Francesco Cianti (91 anni), Pasquale Cicchiello (78 anni), Saulle Camparini (86 anni), Mario Falomi (86 anni), Mario Frappi (77 anni), Loreto Gigli (77 anni), Foresto Innocenti (87 anni), Francesco Luzzi (83 anni), Luigi Matini (93 anni), Bruno Matteucci (74 anni), Dino Orlandi (76 anni), Vincenzo Pernici (85 anni), Luciana Preti (72 anni), Antonio Rossi (85 anni), Gianfranco Rossi (74 anni), Maria Grazia Sarocchi (76 anni), Luigi Suardi (81 anni), Luciano Vanni (91 anni) e Carlo Tiossi (79 anni).

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