🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Da bambino mi raccontavano una novella che parlava di una vecchia contadina caduta per strada e di un giovanotto che si fermò ad aiutarla.
Per ricompensarlo, la vecchia gli regalò tre noci. Dentro c’erano doni prodigiosi: una tovaglia capace di apparecchiarsi da sola e, soprattutto, un bastone destinato a regolare i conti con chi si fosse comportato male.
Il comando era semplice: “Bastone, picchia!”
Ecco, ieri sera a Parigi deve essere arrivata anche la terza noce.
Perché contro la Francia è stato proprio Bastoni a sistemare le cose.
I francesi erano passati avanti con Olise e sembravano pronti a imporre la solita legge del più forte. Poi Alessandro Bastoni ha fiutato l’incertezza, si è avventato sul pallone e ha infilato Maignan per l’1-1.
Bastone picchia, appunto.
Ma il pareggio dello Stade de France racconta qualcosa di più di una battuta venuta fin troppo comoda.
L’Italia è tornata a giocare come una squadra che sa di non poter dominare tutti e allora prova a fare male quando recupera palla. Ripartenze veloci, movimento, gente che si inserisce e meno ricami da salotto buono.
Kean e Frattesi avevano già fatto capire nel primo tempo che la Francia non poteva permettersi di addormentarsi. Kean aveva pure trovato il gol, cancellato dal fuorigioco.
Dall’altra parte, intendiamoci, non abbiamo improvvisamente ricostruito il Brasile del 1970.
Donnarumma ha dovuto abbassare più volte la saracinesca e ricordare a tutti che, quando la casa prende acqua, avere un portiere così è leggermente più utile del secchio.
Però qualcosa si è visto.
E si è visto soprattutto quando Mancini ha messo dentro Barella e Vergara.
Antonio Vergara, all’esordio in Nazionale, è entrato senza chiedere permesso a nessuno: movimento, coraggio, palloni giocati in avanti. Niente paura reverenziale davanti ai francesi e tanta voglia di dimostrare che nel calcio, se stai fermo, sei utile più o meno quanto un semaforo spento in piazza Guido Monaco.
È proprio il movimento la cosa che più mi è piaciuta.
Bastoni è un difensore, ma va a recuperare il pallone da cui nasce il pareggio. I centrocampisti si buttano negli spazi. Gli attaccanti provano ad aggredire la profondità. Vergara entra e si muove dappertutto.
Una banalità, forse.
Ma ogni tanto il calcio deve ricordarsi di essere calcio.
Adesso viene la domanda inevitabile: siamo tornati una grande Nazionale?
Piano.
Una rondine non fa primavera e un pareggio a Parigi non ci restituisce automaticamente quattro stelle lucidate a nuovo.
Però dopo anni passati spesso a discutere di moduli, progetti, ripartenze, rifondazioni e altre parole che nel calcio servono soprattutto quando manca il pallone, vedere un’Italia capace di soffrire e ripartire fa piacere.
C’entra il ritorno di Mancini?
Può darsi.
Il tecnico che se n’era andato nel 2023 è tornato sulla stessa panchina tre anni dopo. Le ferite di quell’addio non spariscono per un pareggio, ma il calcio ha questa buffa abitudine: quando la squadra gioca bene, improvvisamente perfino il passato diventa meno rumoroso.
Vedremo se è davvero cambiata la mentalità o se Parigi è stata soltanto una bella serata.
Intanto prendiamoci questo 1-1.
Donnarumma para.
Vergara corre.
Bastoni ruba.
E quando serve…
Bastone picchia!


