🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
I numeri dei moduli contano fino a un certo punto. Possiamo scrivere 4-3-3, 4-2-3-1, 4-4-2 e riempire una lavagna di frecce, ma se il calcio rispettasse davvero quei numeretti per novanta minuti sarebbe un gioco parecchio più semplice. E probabilmente anche parecchio più noioso.
Il calcio è movimento. Ed è proprio lì che, secondo me, questo Arezzo deve ancora migliorare.
Quando concediamo spazio, manca qualche volta la rapidità nella rincorsa al pallone e nella chiusura. Un problema al quale si può rimediare anche proteggendosi maggiormente e occupando meglio gli spazi nella fase difensiva.
C’è poi un altro aspetto che continua a preoccuparmi: la gestione delle palle alte, soprattutto dentro l’area piccola. Qui i moduli c’entrano poco. Servono coordinazione, attenzione e soprattutto lavoro.
A fine allenamento bisognerebbe insistere continuamente su queste situazioni, coinvolgendo difensori, portiere e anche gli attaccanti, perché saper colpire bene di testa serve da entrambe le parti del campo. L’esperienza arriva giocando, certo, ma anche ripetendo cento volte lo stesso movimento finché non diventa naturale.
Poi c’è il centrocampo.
A mio avviso l’Arezzo ha bisogno di un vero “player”, un giocatore capace di dare ordine ma soprattutto di cambiare immediatamente il fronte con un lancio lungo quando si apre la possibilità della ripartenza.
Non soltanto palleggio corto e prudente. Serve qualcuno che sappia vedere prima degli altri dove può nascere l’azione.
Intorno a lui servirebbero due possibilità di costruzione offensiva e una soluzione sicura all’indietro, sul centrale o sul difensore. Iaccarino, quando tornerà disponibile, può avere caratteristiche importanti in questa idea.
Più avanti, Chierico, Sala o Leone possono dare alternative nella costruzione, mantenendo però il play molto basso a protezione della squadra.
Sugli esterni eviterei di riempire il campo di uomini soltanto perché il modulo sulla carta lo richiede.
Pattarello o Arena possono partire larghi sulla linea laterale e poi accentrarsi, creando lo spazio per l’inserimento di Sala o Leone. È il movimento che deve determinare la posizione, non il numeretto stampato prima della partita.
E arriviamo all’attacco vero.
Ionita può giocare centralmente e più avanti, ma davanti serve anche un nove di ruolo. Per me le soluzioni sono Mancuso o Cianci.
Giocatori diversi, certamente, ma capaci di dare un riferimento offensivo e di occupare quella zona dove, prima o poi, la palla deve arrivare. Perché si può discutere per ore di occupazione degli spazi, mezze posizioni e costruzione dal basso, ma alla fine qualcuno davanti alla porta bisogna pur mettercelo.
La speranza è naturalmente quella di recuperare presto Tavernelli e Renzi e, soprattutto, di riavere a disposizione Iaccarino. La sosta può essere preziosa proprio per questo: recuperare uomini e provare soluzioni senza l’assillo immediato dei tre punti.
Intanto l’Arezzo ha rinnovato il contratto di Mauro Coppolaro fino al 30 giugno 2028. Una scelta di continuità per un difensore che Bucchi ha utilizzato sia da centrale sia, quando necessario, sulla fascia destra.
E nel reparto difensivo è arrivato anche Gian Marco Ferrari, che avrà bisogno del tempo necessario per trovare condizione e ritmo.
Poi arriverà la Cremonese, sabato 10 ottobre al Comunale alle 19.30.
E lì potremo tornare a parlare di 4-3-3, 4-2-3-1, 4-4-2 e di tutti quei numeri che fanno felici le lavagne.
Purché, quando fischia l’arbitro, comincino a muoversi gli uomini.


