La Procura di Arezzo ha chiuso le indagini sulla morte del piccolo Leo Ricci, il bambino di due anni e cinque mesi deceduto il 12 novembre 2025 nel giardino dell’asilo nido Ambarabà Ciccì Coccò di Soci, nel comune di Bibbiena.
Con la conclusione degli accertamenti, il numero degli indagati sale a sei. L’ipotesi di reato contestata è quella di omicidio colposo. Si tratta, è bene ricordarlo, di una fase ancora preliminare del procedimento: la chiusura delle indagini non equivale a una condanna e le eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle successive fasi giudiziarie.
Secondo la ricostruzione dell’inchiesta, quella mattina Leo stava giocando nell’area esterna del nido quando il cappuccio del giubbotto rimase impigliato a un ramo di un arbusto. La compressione al collo gli avrebbe impedito di respirare e il bambino perse conoscenza. I soccorsi e i prolungati tentativi di rianimazione non riuscirono a salvarlo.
Gli accertamenti della Procura si sono concentrati in particolare sulle modalità di vigilanza dei bambini, sulle condizioni di sicurezza del giardino e del cosiddetto boschetto didattico e sugli aspetti organizzativi della struttura. Secondo l’impostazione accusatoria, il piccolo avrebbe dovuto essere mantenuto sotto controllo visivo e l’area esterna presentava elementi di rischio che saranno ora oggetto del confronto tra accusa e difese.
Tra le persone coinvolte nell’inchiesta figurano educatrici, personale di assistenza e responsabili della struttura e della cooperativa che gestiva il servizio. Con l’avviso di conclusione delle indagini, i difensori avranno la possibilità di accedere agli atti, presentare memorie e chiedere ulteriori approfondimenti prima delle decisioni della Procura sull’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
La tragedia aveva profondamente colpito Soci, Bibbiena e tutto il Casentino. L’asilo era rimasto chiuso e sotto sequestro per mesi, mentre proseguivano gli accertamenti tecnici e medico-legali. Dopo gli interventi effettuati sulla struttura e sull’area esterna, il nido è tornato operativo nel settembre 2026.
Ora l’inchiesta entra in una nuova fase. Sarà il procedimento giudiziario a stabilire se e in quale misura le condotte contestate abbiano avuto un ruolo nella morte del bambino.


