🍷 Il Calice Amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
L’Arezzo si prepara ad affrontare il Cagliari in Coppa Italia alle 18.30 della vigilia di Ferragosto. Nel frattempo la società ha ufficializzato il ritorno definitivo di Gennaro Iaccarino, mentre dal mercato prende quota il nome di Leonardo Mancuso, attaccante del Mantova che potrebbe affiancare Cerri nel reparto offensivo.
E qui la domanda viene spontanea: Iaccarino sì, e dopo Mancuso?
Cosa hanno in mente il direttore sportivo e mister Bucchi?
Son matti davvero!
Giocare in Sardegna alle 18.30 alla vigilia di Ferragosto, con temperature che rischiano di far cuocere anche i seggiolini dello stadio, è roba da gente che guarda più i quadrini delle televisioni che il termometro.
D’inverno avrebbe avuto un senso. Ma ad agosto, a quella latitudine e con il caldo che picchia, servirebbero le borracce attaccate direttamente alla vena. Poi ci raccontano che a sessant’anni non muore più nessuno: sarà anche vero, ma intanto fanno lessare i calciatori prima dei trenta.
Una volta il premio partita era una bistecca. Oggi ti regalano una trasferta in Sardegna dentro un forno ventilato. Tanto valeva restare nella valle del Cerfone, mangiare un bel piatto di ravioli e giocarsela dopo cena, quando anche il pallone smette di sudare.
Che calcio è diventato…
Il Calice comincia a girare
In mezzo a queste moderne genialate di calendario, l’Arezzo di mister Bucchi continua a lavorare per rendere più veloce la propria manovra.
Il gioco a Calice funziona proprio così: si lascia decantare l’avversario, poi basta un passaggio rapido e improvviso per mandare in porta uno degli esterni o costruire un’occasione da gol. Quando la squadra accelera senza portare il pallone a fare il giro turistico della provincia, si vede subito la differenza.
Gli esterni rappresentano una delle armi migliori a disposizione di Bucchi. I cross di Righetti cominciano già ad avere profumo di pericolo, mentre Arena ha dimostrato di saper attaccare lo spazio quando viene servito con i tempi giusti.
E qui bisogna parlare di “Robertino” Cerri
Il soprannome viene spontaneo per la struttura fisica, che ricorda quella di un altro numero nove, naturalmente di tutt’altro spessore. Ma questo Cerri appare mobile, sa proteggere il pallone e soprattutto dimostra prontezza nella lettura del gioco.
Nel primo gol è stato lui a lanciare Arena con rapidità e precisione, confermando di poter essere utile anche lontano dall’area di rigore. Da un centravanti, però, ci aspettiamo inevitabilmente anche i gol.
Arriveranno. E quando arriveranno, il Calice sarà riempito fino all’orlo.
Mancuso e Cerri: una punta per volta, due per consumarle tutte
Se l’operazione Mancuso dovesse andare in porto, potrebbe emergere un’idea già sperimentata con successo nella passata stagione: due giocatori per un solo ruolo centrale in attacco, con una distribuzione orientativa del lavoro del 60 e 40 per cento.
Insomma, una staffetta ragionata. Meglio due centravanti freschi che uno solo mandato in campo fino allo sfinimento, col rischio di raccoglierlo con il cucchiaino a marzo.
Mancuso, 182 centimetri, è un attaccante rapido, robusto ed esperto. Ha giocato per due stagioni in Serie B, segnando complessivamente 18 reti, e non sembrerebbe più rientrare nei programmi del Mantova.
In un’eventuale alternanza potrebbe disorientare le difese avversarie proprio per le sue caratteristiche differenti rispetto al nostro “Robertino” Cerri, accreditato di 194 centimetri, anche se a guardarlo da bordo campo sembrano pure di più.
Prima arriva Cerri e ti porta via anche la credenza. Poi entra Mancuso, più rapido e mobile, e ti cambia completamente il tipo di duello. Per i difensori avversari sarebbe come ordinare una bistecca e ritrovarsi davanti il peposo: sempre ciccia è, ma bisogna digerirla in un altro modo.
Il precedente di Cianci e Ravasio
Nella passata stagione a dividersi fatiche, sportellate e responsabilità furono Cianci e Ravasio. Insieme portarono in dote 21 reti, attirando poi le attenzioni di diverse società di Serie C.
Se Cerri e Mancuso riuscissero a garantire complessivamente 18 gol, sarebbe già un bottino più che rispettabile per il nuovo campionato.
Naturalmente queste sono alchimie personali da Calice Amaranto, già evidenziate anche nelle conferenze stampa della scorsa stagione. I conti d’agosto spesso tornano come quelli fatti al tavolino dopo la terza bottiglia: benissimo fino a quando non arriva il campionato vero.
Però l’idea avrebbe una sua logica.
Iaccarino “artorna” per far correre il gioco
Intanto artorna Iaccarino.
La società ha ufficializzato il ritorno di Gennaro Iaccarino, acquisito a titolo definitivo dal Napoli. Il centrocampista classe 2003 ha firmato con il club amaranto fino al 30 giugno 2029.
Cresciuto nel settore giovanile partenopeo, Iaccarino porta visione di gioco, dinamismo e qualità tecnica. Nella scorsa stagione ad Arezzo ha collezionato 25 presenze e un gol, guadagnandosi la conferma e soprattutto un investimento importante da parte della società.
Non è dunque un acquisto al buio, ma un giocatore già conosciuto dall’ambiente e pronto a proseguire il proprio percorso in amaranto.
Nel gioco immaginato da Bucchi, il mediano metodista – che sia Viviani, Chierico o lo stesso Iaccarino – deve essere rapido nel lanciare o nello scaricare il pallone. In quella zona del campo i tempi sono importanti: a volte decisivi.
Un controllo in meno e un passaggio in avanti possono aprire la difesa. Un tocco di troppo, invece, permette agli avversari di rimettersi in ordine, preparare il caffè e magari leggere anche il giornale.
Iaccarino può diventare particolarmente utile in un sistema a Calice capace di adattarsi in maniera camaleontica durante la partita, cambiando forma secondo le esigenze e il risultato.
Qualche sbavatura, ma la strada è quella giusta
Nel complesso si è vista una buona prova, accompagnata da alcune imperfezioni ancora comprensibili in questa fase della stagione. La squadra sembra già ben disposta nel contenimento e capace di mantenere le distanze tra i reparti.
Serve ancora maggiore velocità nella circolazione del pallone. Quando l’Arezzo gioca in orizzontale per troppo tempo, il Calice diventa una zuppiera. Quando invece trova la verticalizzazione improvvisa, gli esterni possono mettere in difficoltà qualsiasi difesa.
Anche quella del Cagliari.
In Sardegna senza pretese, ma col sacco per il malloppo
Andare in Sardegna soltanto per partecipare non avrebbe senso. Il divario di categoria esiste e il Cagliari parte naturalmente favorito, ma la Coppa Italia vive proprio di partite in cui la squadra più forte pensa di amministrare e l’altra, con una ripartenza fatta bene, le rovescia il tavolino dell’aperitivo.
L’Arezzo deve andarci senza troppe pretese, ma pronto a prendere il malloppo intero.
Con rispetto, organizzazione e coraggio. E magari con qualche borraccia in più, perché alle 18.30 della vigilia di Ferragosto le televisioni conteranno gli spettatori, mentre noi conteremo le occasioni.
E, possibilmente, anche i gol amaranto.


