BigMama senza troppi giri di parole. Durante l’incontro di venerdì 2 ottobre al Teatro Tenda di Arezzo, nell’ambito di ARÌA di Musica e del quarantennale di Arezzo Wave, l’artista ha raccontato il proprio percorso musicale, il rapporto con il rap e la necessità di non restare imprigionata dentro un genere.
Intervistata da Andrea Silenzi, BigMama ha spiegato di essersi progressivamente allontanata dalla “purezza” del rap soprattutto nelle esibizioni dal vivo, perché non sentiva più quella dimensione completamente sua.
“Io mi sento ibrida”, ha spiegato, indicando Doja Cat come possibile riferimento internazionale per capire la direzione della sua musica: un immaginario molto pop, ma con una forte componente rap.
Il passaggio più memorabile, però, è arrivato parlando dei pubblici incontrati durante la sua carriera.
BigMama ha ricordato in particolare l’esperienza in apertura a Myss Keta, artista per la quale non ha nascosto una certa venerazione: “Per me è una dea, io l’amo da morire”.
E proprio descrivendo la sintonia con quel pubblico è arrivata la frase destinata, con ragionevole certezza, a sopravvivere a parecchi comunicati stampa: “Il pubblico di Myss Keta è molto simile al mio. Se io prendevo il microfono e ci facevo una scorreggia dentro…”.
La frase ha strappato inevitabilmente la scena, ma dietro la battuta c’è anche il senso del racconto: per BigMama il rapporto con chi la ascolta passa dalla libertà di sperimentare e dal non doversi comportare secondo le regole tradizionali di un genere.
Un concetto perfettamente coerente con lo spirito dell’incontro organizzato da ARÌA di Musica, il percorso formativo legato ad Arezzo Wave, che proprio venerdì 2 ottobre prevedeva la “case history” dedicata a BigMama.
Insomma, dopo quarant’anni Arezzo Wave continua a parlare di contaminazioni, libertà musicale e nuove generazioni.
Solo che nel 1986 probabilmente nessuno aveva ancora pensato di teorizzare la scorreggia nel microfono come forma definitiva di complicità con il pubblico.

