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Cento giorni da sornioni: Menchetti mette alla prova la “discontinuità” di Comanducci

L’ex consigliere comunale Michele Menchetti passa al setaccio la macchina amministrativa di Palazzo Cavallo e pone una domanda al sindaco Comanducci: cosa cambierà davvero rispetto all’era Ghinelli? Il nodo è la promessa di “discontinuità”

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Cento giorni da sornioni: Menchetti mette alla prova la “discontinuità” di Comanducci

L’ex consigliere comunale Michele Menchetti passa al setaccio la macchina amministrativa di Palazzo Cavallo e pone una domanda al sindaco Comanducci: cosa cambierà davvero rispetto all’era Ghinelli? Il nodo è la promessa di “discontinuità”

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Michele Menchetti, già consigliere comunale di Arezzo, sui primi mesi dell’amministrazione guidata dal sindaco Marcello Comanducci e, in particolare, sulla promessa di “discontinuità” rispetto alla precedente giunta Ghinelli.

I primi cento giorni di un’amministrazione sono da sempre un traguardo simbolico. Rappresentano il momento in cui si comincia a capire quale direzione prenderà il futuro.

Ed è con grande onestà intellettuale e con l’amore che provo per Arezzo, la mia città, che oggi sento il dovere di porre una domanda forse scomoda, ma necessaria: cosa è stato fatto di concreto dal giugno scorso a oggi?

Ho ascoltato buona parte del Consiglio comunale del 24 settembre e l’intervento con cui il sindaco Marcello Comanducci ha illustrato le linee di mandato.

Ho sentito parlare molto di ciò che si farà: programmare, costruire, organizzare, innovare. Propositi certamente importanti. Ma, a mio parere, restano ancora poche risposte concrete rispetto ad alcuni problemi che gli aretini vivono ogni giorno.

Penso a via Fiorentina, a via Buonconte da Montefeltro, ai disagi del traffico mattutino, ai rifiuti abbandonati accanto ai cassonetti, alla riorganizzazione della Polizia Locale, alle condizioni del comando di via Setteponti, al cantiere di via Filzi e alle difficoltà di accesso all’archivio comunale denunciate da molti professionisti.

Nessuno pretende miracoli nei primi mesi di mandato. Ma qualcosa in più, almeno sul piano della conoscenza dei problemi e delle decisioni da prendere, sarebbe stato lecito aspettarselo.

Ed è proprio qui che torna una parola utilizzata molte volte durante la campagna elettorale: “discontinuità”.

Comanducci aveva indicato la volontà di imprimere un cambiamento rispetto all’amministrazione Ghinelli. Adesso arriva il momento di capire cosa significhi concretamente quella parola anche nell’organizzazione della macchina comunale.

Mi sono quindi preso la briga di consultare il sito istituzionale del Comune di Arezzo per capire chi, oggi, guida i principali servizi e uffici dell’amministrazione.

Al vertice della struttura troviamo il segretario generale Alfonso Pisacane, al quale fanno capo anche altri incarichi e funzioni. Accanto a lui opera Gianni Rossi, vice segretario generale e dirigente del Servizio supporto alla governance, innovazione e politiche europee.

Tra gli altri dirigenti figurano Lucia Rulli al Servizio Legale e ad interim al Personale, Ameglio Menguzzo alla Polizia Locale, Alessandro Forzoni all’Ambiente, clima e Protezione civile, Antonella Fabbianelli alla Progettazione opere pubbliche.

Ci sono poi Paolo Frescucci al Governo del territorio, Serena Chieli alle Infrastrutture strategiche e manutenzione e Francesco Dell’Anna alla Centrale unica appalti e, ad interim, al Patrimonio.

Una struttura ampia e articolata, alla quale si aggiungono le elevate qualificazioni che dirigono i diversi uffici comunali: dal bilancio ai tributi, dall’edilizia alla mobilità, dalla manutenzione delle strade ai servizi sociali, dalla scuola alla cultura.

Non serve trasformare questo intervento nell’elenco telefonico di Palazzo Cavallo. Il punto politico è un altro.

Tra pochi giorni, per diversi incarichi, arriverà una scadenza significativa. E allora sarà possibile capire quale idea abbia davvero il nuovo sindaco dell’organizzazione del Comune.

Chi sarà confermato?

Chi cambierà incarico?

Cambieranno soltanto alcune caselle dell’organigramma o arriverà una riorganizzazione sostanziale?

E soprattutto: il segretario generale, il vice segretario e i principali responsabili continueranno a essere gli stessi?

Sono domande legittime perché la “discontinuità”, se viene annunciata durante una campagna elettorale, prima o poi deve assumere una forma concreta.

Questo non significa sostenere che cambiare un dirigente sia automaticamente sinonimo di buona amministrazione. Né significa che chi ha lavorato con la precedente giunta debba essere sostituito per ragioni politiche.

Significa però chiedere al sindaco di assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte.

La nuova amministrazione ha ereditato problemi complessi. Sarebbe assurdo attribuirle in pochi mesi responsabilità maturate negli anni.

Via Fiorentina e via Filzi, per citare due esempi, raccontano bene quanto alcuni dossier siano complicati e quanto pesino sulle attività economiche e sui residenti.

Ma proprio per questo servono decisioni, responsabilità chiare e la capacità, quando necessario, di cambiare strada.

Un sindaco non ha bisogno di persone che gli dicano sempre che tutto va bene. Ha bisogno di collaboratori capaci anche di esprimere dissenso, segnalare errori e proporre soluzioni diverse.

La politica non può ridursi alla gestione dell’esistente, ai comunicati stampa o all’occupazione delle poltrone. Deve servire a cambiare concretamente le cose.

Il tempo iniziale della comprensibile prudenza sta terminando.

Caro Marcello Comanducci, adesso tocca a te.

Dopo il “faremo”, il “studieremo” e il “vedremo”, arriverà inevitabilmente il momento del “abbiamo fatto”.

Ed è lì che gli aretini potranno valutare se la promessa di discontinuità avrà prodotto un cambiamento reale oppure se, dietro una nuova amministrazione, sarà rimasta sostanzialmente immutata la macchina precedente.

Sulla riorganizzazione del Comune passa quindi una delle prime vere prove politiche del nuovo sindaco.

Decidere significa anche rischiare di sbagliare. Ma almeno significa scegliere una strada propria.

Michele Menchetti
già consigliere comunale di Arezzo

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