🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Mancuso c’è. E questa, di questi tempi, è già una notizia che vale più di mezzo bollettino medico.
L’attaccante sta bene e l’impressione è che possa cominciare a rimettere minuti veri nelle gambe. Magari non novanta, magari un tempo, ma finalmente si comincia a ragionare su chi può giocare invece che sull’elenco di chi manca. Per un tifoso amaranto è quasi medicina alternativa.
Da lunedì dovrebbero rientrare in gruppo anche Tavernelli, Iaccarino e Renzi. Tre recuperi importanti, anche se pensare di vederli già protagonisti contro la Cremonese appare complicato. Tornare ad allenarsi con gli altri è una cosa, essere pronti per una partita di Serie B è un’altra. E a ottobre non c’è bisogno di trasformare un recupero in una ricaduta per la smania di guadagnare sette giorni.
Diverso il discorso per Leone, che si sta preparando a una collocazione più offensiva, da esterno a sostegno delle punte. Una soluzione interessante perché può dare all’Arezzo qualcosa di diverso là davanti: corsa, ampiezza e soprattutto la possibilità di non diventare prevedibili dopo tre passaggi.
Nel frattempo resta ai box Marco Olivieri. La risonanza ha evidenziato una lesione di primo grado al bicipite femorale della coscia sinistra e l’attaccante verrà rivalutato tra tre settimane. Qui c’è poco da filosofeggiare: si cura e si aspetta. I muscoli, a differenza dei tifosi, non si convincono con l’entusiasmo.
La settimana porta però anche una notizia che guarda più lontano. Mauro Coppolaro ha rinnovato fino al 30 giugno 2028.
È un segnale importante. Coppolaro è uno di quei giocatori sui quali la società evidentemente vuole costruire continuità, e in un calcio dove spesso i contratti sembrano avere la durata dello yogurt aperto, legare un elemento ritenuto affidabile per altre due stagioni dà almeno l’idea di un progetto.
Ma il punto vero, adesso, non è il contratto di Coppolaro e neppure la lista dei rientranti.
Il punto è ciò che arriva.
Cremonese, Sampdoria, Benevento.
Tre partite che possono cominciare a raccontarci che Arezzo abbiamo davvero davanti.
Finora abbiamo visto praticamente tutto: vittorie che hanno acceso entusiasmo, sconfitte pesanti, momenti nei quali questa squadra sembrava capace di stare tranquillamente nella categoria e altri nei quali veniva voglia di controllare se sulla porta dello spogliatoio ci fosse ancora scritto Serie B.
Adesso arriva un blocco di gare che può dare una misura molto più precisa.
Non significa che dopo tre partite avremo già la sentenza sulla stagione. Siamo a ottobre, non a maggio. Ma sapremo qualcosa in più sulla personalità della squadra, sulla capacità di reggere certi avversari e soprattutto sulla sua collocazione reale dentro questo campionato.
L’ambiente, intanto, appare sereno.
Ed è giusto così.
Niente processi quotidiani, niente rivoluzioni a ogni risultato e soprattutto niente classifiche disegnate con il pennarello dopo cinque giornate. Ad Arezzo abbiamo già dimostrato abbastanza volte di saper passare dalla promozione in Serie A alla retrocessione nei dilettanti nello spazio di un semaforo.
Questa volta aspettiamo il campo.
La Cremonese sarà il primo esame.
Poi Sampdoria e Benevento.
Dopo, forse, potremo iniziare a capire se questo Arezzo deve guardarsi soprattutto alle spalle, stare nel mezzo oppure concedersi qualche pensiero un po’ più ambizioso.
Per ora il bicchiere resta sul tavolo.
E, almeno stavolta, non sembra mezzo vuoto.


