Il 74° Concorso Polifonico Internazionale di Arezzo si apre con cinque cori partecipanti e una giuria composta da sette esperti. Finalmente un concorso nel quale, per fare numero, si potrebbe chiedere ai giudici di scendere dal tavolo e intonare qualcosa.
A denunciare la situazione è il maestro Lorenzo Donati, compositore e direttore di fama internazionale, che in un post mette a confronto due anniversari molto diversi. Da una parte i quarant’anni di Arezzo Wave, ricordati fra nostalgia, polemiche e racconti; dall’altra il Polifonico Guido d’Arezzo, arrivato alla sua 74ª edizione con il numero più basso di partecipanti della propria storia.
I dati riportati da Donati sono impietosi: soltanto cinque cori in gara, tre dei quali stranieri e nessuno europeo. Un record negativo mai registrato prima. Diverse categorie sarebbero state cancellate, mentre altre conterebbero un solo partecipante. In pratica, più che una competizione, in certi casi rischia di essere una premiazione per avvenuta presentazione.
«Se ne parla poco, forse per non farsi del male», scrive Donati. Come quando in famiglia tutti sanno che lo zio sta malissimo, ma a tavola si discute del tempo perché nessuno vuole pronunciare la parola ospedale.
L’immagine scelta dal maestro è quella di una nave incagliata in una secca, tra gli scogli, che imbarca acqua e rischia di diventare un relitto. Una metafora elegante. Noi, meno elegantemente, diremmo che il Polifonico somiglia ormai a uno di quei vecchi dirigenti sovietici già defunti, sistemati sulla poltrona e mostrati alla popolazione mentre il comunicato ufficiale assicura: «Il compagno sta benissimo e ha pure chiesto il bis».
Il paradosso è servito: cinque cori e sette giurati. Il rapporto numerico è talmente raffinato che ogni formazione potrebbe avere un giudice personale, con due commissari di scorta pronti a intervenire in caso di stonatura.
Anche il capitolo economico merita attenzione. Nel bilancio previsionale 2026 della Fondazione Guido d’Arezzo risultano 250mila euro destinati alle “attività polifoniche” complessive. Il documento non specifica quanto di questa somma venga assorbito dal solo Concorso Internazionale di agosto. Insomma, non possiamo dividere 250mila euro per cinque cori, ma possiamo chiedere quanto costi davvero la manifestazione. Sul pentagramma pubblico, però, quella battuta è rimasta coperta da una bella pausa di silenzio.
Eppure stiamo parlando di una manifestazione che negli anni d’oro portava ad Arezzo fino a quaranta formazioni da ogni parte del mondo. La città diventava davvero una capitale internazionale della musica corale. Oggi, invece, dall’Europa non arriva nessuno. Zero. Neppure un coro di pensionati sloveni in gita col pullman.
La responsabilità, naturalmente, non è dei cori che hanno affrontato viaggi lunghissimi per partecipare, né degli artisti e dei professionisti coinvolti. Il problema è politico, organizzativo e culturale: perché una manifestazione con una storia tanto prestigiosa non riesce più ad attirare partecipanti? Quale promozione internazionale è stata fatta? Quali relazioni sono andate perdute? E soprattutto: esiste un progetto concreto per riportare la nave in mare oppure continueremo a dipingere il relitto?
Donati sostiene che i motivi dell’agonia siano «abbastanza evidenti», anche se si preferisce fare finta di non vederli. Non li elenca, ma auspica che la nuova gestione della politica culturale cittadina compia scelte coraggiose per liberare dagli scogli una nave che, precisa, «qualcuno ha fatto incagliare».
Ed è proprio quel “qualcuno” a meritare qualche domanda. Perché le manifestazioni non si restringono fino al minimo storico per intervento dello Spirito Santo. Dietro cinque cori, categorie annullate e assenza europea ci sono decisioni, strategie, ritardi oppure strategie talmente geniali da risultare invisibili anche ai partecipanti.
Il Polifonico non ha bisogno di un’altra celebrazione imbalsamata. Ha bisogno di numeri, spiegazioni e responsabilità. Altrimenti potremo continuare a dire che è vivo, internazionale e in ottima salute.
Basta non contare i cori.
Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale


