Arezzo ha trascorso la notte facendo quello che le riesce meglio dopo una Giostra: festeggiare, discutere e stabilire con precisione scientifica chi abbia il diritto di rompere le scatole a chi.
Al centro della contesa ci sono i festeggiamenti di Porta Sant’Andrea per il cappotto conquistato nel 2026. Tra la notte di sabato e domenica sono partiti anche i fuochi d’artificio e sui social, nel giro di pochi minuti, è iniziata una seconda manifestazione cittadina: il Palio della lamentela.
C’è chi ha protestato per l’orario, chi per i cani spaventati, chi per i bambini piccoli e chi semplicemente perché a una certa ora vorrebbe dormire, pretesa ormai considerata da alcuni una forma di estremismo urbano.
«All’una sti deficienti fanno i fuochi», ha scritto una cittadina nel gruppo “Sei di Arezzo se…”, aprendo praticamente un Consiglio comunale straordinario su Facebook.
Da lì è venuto fuori il meglio del repertorio aretino.
C’è chi ha ricordato che era sabato sera, chi ha invitato tutti a rilassarsi, chi ha suggerito tappi nelle orecchie, chi ha proposto direttamente l’eremo e chi ha fatto notare che, tra lavoratori, bambini, anziani e animali, forse sparare fuochi a notte inoltrata non è esattamente la Convenzione di Ginevra del riposo.
Qualcuno ha precisato che i fuochi sarebbero partiti intorno alle 00:20, altri parlano invece dell’una. Differenza fondamentale: quaranta minuti che ad Arezzo possono separare una tradizione popolare da un crimine contro l’umanità.
Ma mentre sui social si discuteva se fosse più grave svegliare un cane o criticare Sant’Andrea, fuori dalla sede biancoverde qualcuno aveva deciso di alzare il livello della goliardia.
Numerose auto e alcuni motorini dei quartieristi sono infatti stati trovati con bloccaruote applicati alle ruote.
Non multe, non ganasce messe dalla polizia municipale, ma uno scherzo organizzato da ignoti, evidentemente dotati di parecchi bloccaruote, tempo libero e una concezione della burla leggermente più industriale del classico “ti nascondo il motorino”.
Sul posto sono intervenute pattuglie della polizia. Alcuni bloccaruote sono stati rimossi facilmente, mentre per altri sarebbe stato necessario utilizzare una mola.
Colpite anche auto riconducibili ai giostratori.
Sugli autori, al momento, nessuna certezza. E qui naturalmente parte il campionato delle ipotesi: Porta del Foro, Santo Spirito, Porta Crucifera oppure qualche gruppo autonomo appartenente alla misteriosa quinta casata cittadina, quella del “non sono stato io”.

A rendere la vicenda ancora più aretina c’è il dettaglio cromatico: alcune ganasce sarebbero state giallorosse. Elemento che naturalmente, nella diplomazia della Giostra, equivale più o meno al ritrovamento di un passaporto sulla scena del crimine.
Nessuna prova, però.
Resta una notte perfettamente in linea con la tradizione locale: Sant’Andrea festeggia, i rivali organizzano lo scherzo, la polizia arriva, Facebook processa tutti e i cani chiedono asilo politico a Città di Castello.
Alla fine, tra fuochi, ganasce e commenti, la cosa più difficile da trovare ad Arezzo non è stato il codice per aprire i bloccaruote.
È stato uno che dicesse semplicemente: “Via, sarà per cinque minuti”.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali.

