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Arezzo scopre che Arezzo Wave è un patrimonio: nel 2007 l’aveva accompagnato alla porta

Il PD chiede al Comune di valorizzare la storia del festival. Ma quando Arezzo Wave lasciò la città, Lucia De Robertis era assessora alle Politiche giovanili e l’amministrazione rispose con Play Art. La memoria è un patrimonio culturale anche quando disturba

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Arezzo scopre che Arezzo Wave è un patrimonio: nel 2007 l’aveva accompagnato alla porta

Il PD chiede al Comune di valorizzare la storia del festival. Ma quando Arezzo Wave lasciò la città, Lucia De Robertis era assessora alle Politiche giovanili e l’amministrazione rispose con Play Art. La memoria è un patrimonio culturale anche quando disturba

Foto: Arezzo Wave durante l’edizione del 2012, l’anno del ritorno del festival nella città dopo cinque anni

Nel 2027 Arezzo Wave compirà quarant’anni e i consiglieri comunali del PD Vincenzo Ceccarelli e Lucia De Robertis chiedono alla Giunta quali iniziative intenda organizzare per celebrare e valorizzare «una storia che appartiene alla città».

Domanda legittima. Anzi, sacrosanta. Ma appena la memoria prova ad accordare la chitarra, dal fondo della sala parte una nota piuttosto stonata: nel 2007 Arezzo Wave lasciò Arezzo proprio mentre Lucia De Robertis era assessora comunale alle Politiche giovanili.

Il festival, arrivato all’apice della popolarità e diventato un appuntamento nazionale, cambiò nome in Italia Wave e si trasferì nell’area fiorentina. Arezzo, con la rapidità tipica di chi ha appena perso un patrimonio culturale senza essersene ancora accorto, rispose lanciando Play Art Festival.

Insomma, Arezzo Wave partì e il Comune disse più o meno: “Via, se n’è andato il rock? Se ne fa un altro”.

All’epoca lo strappo fu accompagnato da incomprensioni, polemiche, trattative fallite e accuse reciproche. Le cronache del 2007 riferivano anche che il sindaco Giuseppe Fanfani e gli assessori Camillo Brezzi e Lucia De Robertis cercarono di tenere aperto il confronto. Tentativi che, però, non impedirono al festival di prendere armi, amplificatori e pubblico per andare altrove. La ricostruzione dell’epoca conferma sia il trasferimento sia il ruolo istituzionale ricoperto allora da De Robertis.

Non sarebbe dunque corretto attribuire a una sola persona la responsabilità della rottura. Sarebbe però altrettanto bizzarro raccontare oggi quella storia saltando il capitolo nel quale Arezzo Wave lasciò la città e l’amministrazione comunale inaugurò immediatamente un festival alternativo. Nel 2007, infatti, Italia Wave emigrò a Firenze mentre Arezzo rispondeva con Play Art, come ricordavano già le cronache nazionali dell’epoca.

Oggi Ceccarelli e De Robertis sottolineano che Arezzo Wave ha contribuito a costruire l’identità culturale della città, ha promosso generazioni di artisti e rappresenta un patrimonio da consegnare ai giovani.

Tutto vero.

La domanda, allora, è semplice: se Arezzo Wave è un patrimonio culturale nel 2026, che cos’era nel 2007, quando aveva già vent’anni di storia, migliaia di spettatori e una notorietà che Arezzo oggi pagherebbe volentieri a rate?

Forse era già un patrimonio, soltanto che l’etichetta non era ancora stata attaccata. Oppure era patrimonio soltanto per il pubblico, mentre per la politica era diventato un vicino rumoroso da sostituire con un inquilino più accomodante.

Adesso arriva il quarantennale e tutti riscoprono le radici. È il miracolo degli anniversari: trasformano le rotture in “evoluzioni”, gli addii in “esperienze realizzate in altre città” e le porte sbattute in raffinate occasioni di valorizzazione.

Nell’interrogazione viene ricordato anche che il 50 per cento del marchio “Arezzo Wave” appartiene al Comune. Particolare non secondario: Arezzo possedeva metà del nome, ma per alcuni anni si lasciò scappare praticamente tutto il resto.

Ben venga dunque la celebrazione. Ben venga il recupero degli archivi, dei concerti e di quella stagione irripetibile. Ma insieme alle fotografie degli artisti sarebbe opportuno esporre anche i verbali, le polemiche e le responsabilità politiche del 2007.

Perché la storia appartiene alla città tutta intera, non soltanto nei ritornelli più comodi.

E la memoria, ragazzi, è come il rock: se abbassi troppo il volume, prima o poi qualcuno viene a chiederti chi ha staccato la corrente.

Fonte della notizia: La Nazione.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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