Ad Arezzo basta parlare di mercatini, Natale o iniziative culturali per scatenare una discussione. Stavolta a mettere il dito nella piaga è stato un post su Facebook che si domanda se gli aretini saranno mai contenti di qualcosa.
La Città del Natale non va bene, i Mercatini Internazionali nemmeno. E neppure sono mancate le polemiche durante le riprese del game show Let’s Play Ball, destinato a Prime Video, con le enormi palle che hanno attraversato il centro storico. E quando arriva una mostra importante, come quella dedicata a San Francesco, quanti cittadini vanno davvero a visitarla?
Una provocazione legittima, che ha raccolto consensi, battute e critiche. E soprattutto ha riaperto un’antica questione cittadina: gli aretini sono davvero dei botoli ringhiosi oppure, qualche volta, hanno anche ragione a brontolare?
Se non ti piace Arezzo, vattene
Tra i commenti c’è chi sostiene che i peggiori nemici di Arezzo siano proprio gli aretini. Chi ricorda Dante e i botoli ringhiosi. Chi osserva che ci lamentiamo quando piove, quando c’è il sole, quando gli eventi ci sono e quando mancano.
Poi arriva anche il suggerimento definitivo: chi non sta bene ad Arezzo dovrebbe andare a vivere altrove.
Ecco, abbiamo trovato la soluzione a tutti i problemi cittadini.
Non ti piacciono i mercatini? Trasferisciti.
Non trovi parcheggio? Cambia residenza.
Pensi che un evento possa essere organizzato meglio? Consegna le chiavi di casa e possibilmente anche la tessera sanitaria.
Ad Arezzo, evidentemente, il diritto di critica rischia di diventare un accessorio riservato a chi abita fuori comune.
Ma qualcuno fa domande meno comode
In mezzo alla discussione, però, emergono osservazioni che meritano qualcosa di più di una risata.
Emanuele chiede quanto denaro generato dagli eventi rimanga effettivamente sul territorio, quali siano le condizioni di lavoro degli addetti, quali agevolazioni vengano concesse dagli enti pubblici e se esistano analisi economiche serie.
Domande precise, alle quali non si risponde contando i commenti favorevoli su Facebook.
Valentina richiama invece il problema dell’accoglienza: parcheggi insufficienti, bagni pubblici e difficoltà nel gestire grandi afflussi di visitatori. E Riccardo, pur dichiarandosi favorevole agli eventi, sottolinea le carenze infrastrutturali e la necessità di investire nella viabilità.
Insomma, non tutti quelli che criticano vogliono spegnere le luci di Natale e rimandare Babbo Natale in Lapponia.
Qualcuno vorrebbe semplicemente poter arrivare in centro senza dover invocare San Cristoforo, patrono degli automobilisti.
Il successo degli eventi si misura anche con i numeri
Su questo terreno L’Ortica è già intervenuta più volte. Abbiamo raccontato le discussioni sui bilanci e sulle ricadute economiche degli eventi, così come le polemiche sui prezzi dei Mercatini Internazionali.
Questo non significa essere contrari alle manifestazioni. Significa considerare il successo turistico un risultato importante, ma non una risposta automatica a qualsiasi domanda.
Una città può attirare migliaia di visitatori e avere contemporaneamente problemi di parcheggio, servizi e organizzazione. Le due cose non si escludono.
E la cultura? Non è una gara contro lo strudel
Nel post viene richiamata anche la mostra dedicata a San Francesco, inaugurata da poco. Una proposta culturale che merita attenzione e partecipazione.
Ma contrapporre i visitatori delle mostre a quelli dei mercatini rischia di essere un esercizio piuttosto sterile.
Si può apprezzare un’opera d’arte e mangiare uno strudel senza sentirsi culturalmente compromessi.
E soprattutto sarebbe utile conoscere i dati effettivi degli ingressi prima di giudicare il gradimento di un’esposizione appena inaugurata.
La cultura non si misura soltanto con il numero di persone davanti a un quadro, così come il successo di un mercatino non dovrebbe essere valutato soltanto contando quanta gente passa tra le casette.
Arezzo non ha bisogno né di tifosi ciechi né di disfattisti professionisti
Arezzo possiede un patrimonio artistico straordinario, una capacità di richiamo turistico importante e manifestazioni che contribuiscono alla vitalità economica della città. Negarlo sarebbe sciocco.
Ma sarebbe altrettanto sciocco sostenere che ogni iniziativa debba essere applaudita semplicemente perché porta gente.
La critica, quando è motivata, non è un attacco alla città. Può essere un modo per migliorarla. E chi organizza eventi, soprattutto quando entrano in gioco risorse pubbliche, dovrebbe considerare le domande dei cittadini una normale componente del confronto democratico.
Poi, naturalmente, esistono anche quelli che si lamenterebbero se trovassero un parcheggio gratuito davanti a casa, perché troppo vicino al portone. Ma non possiamo prendere loro come rappresentanti dell’intera popolazione.
Il punto è capire se Arezzo possa organizzare grandi eventi, valorizzare la cultura, accogliere i turisti e rispettare anche chi ci vive e ci lavora tutto l’anno.
Magari senza suggerire il trasferimento di residenza a chi fa una domanda scomoda.
Altrimenti, più che Città del Natale, diventeremo la Città del Pensiero Unico. Con tanto di mercatino dedicato. E ingresso gratuito, purché non si facciano domande.


