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Arezzo, elettori trovano il telecomando della campagna elettorale ma non il tasto “riassunto”

Negli ultimi giorni prima del voto volano accuse, interrogazioni, repliche e controrepliche. I cittadini chiedono solo di capire chi sta accusando chi

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Arezzo, elettori trovano il telecomando della campagna elettorale ma non il tasto “riassunto”

Negli ultimi giorni prima del voto volano accuse, interrogazioni, repliche e controrepliche. I cittadini chiedono solo di capire chi sta accusando chi

AREZZO – Mancano pochi giorni al voto e la campagna elettorale aretina ha ormai raggiunto una complessità tale che molti cittadini stanno valutando l’assunzione di un consulente personale per seguire le polemiche.

Da una parte c’è chi denuncia ogni problema della città con l’entusiasmo di un inviato speciale in zona di guerra. Dall’altra c’è chi risponde che va tutto bene, o quasi. Nel mezzo ci sono gli elettori che ogni mattina aprono Facebook e cercano disperatamente di capire se stanno leggendo un programma elettorale, un atto giudiziario o una sceneggiatura di Netflix.

Nelle ultime settimane si è parlato di curricula, incarichi, contributi, società, verifiche, interrogazioni comunali, interrogazioni parlamentari, debiti presunti, risposte mancate e richieste di chiarimento.

Una quantità di materiale tale che, secondo indiscrezioni, il prossimo consiglio comunale potrebbe essere sostituito direttamente da una puntata speciale di Chi l’ha visto?

La sensazione è che ormai ogni candidato stia cercando di spiegare qualcosa su qualcun altro che, a sua volta, sta spiegando qualcosa su qualcun altro ancora.

Nel frattempo gli aretini seguono gli sviluppi con crescente spirito di adattamento.

C’è chi ha iniziato a costruire diagrammi, chi utilizza mappe concettuali e chi ha semplicemente deciso di aspettare il risultato delle elezioni come si aspetta il finale di una serie particolarmente confusa.

La parte più sorprendente è che tutti dichiarano di agire esclusivamente nell’interesse dei cittadini.

Una categoria che, nel frattempo, si limita a domandare cose semplici e rivoluzionarie come:
“Ma il traffico?”
“E le strade?”
“E i parcheggi?”
“E le bollette?”

Domande che però faticano a trovare spazio tra una polemica e l’altra.

Così, mentre gli schieramenti continuano a rinfacciarsi documenti, comunicati e questioni etiche, una parte della città osserva la scena con la stessa espressione di chi entra a metà film e scopre che nessuno ha voglia di spiegargli la trama.

A questo punto il vero vincitore della campagna elettorale potrebbe essere chi riuscirà nell’impresa più difficile di tutte:

farsi capire.

Redazione
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