Un esposto indirizzato alla Procura della Repubblica di Arezzo, al Comune e alla Regione Toscana chiede verifiche sulla diffusione delle informazioni riguardanti i lupi recuperati nell’Aretino. A presentarlo, il 6 ottobre 2026, è stato Marco Bruni, ex presidente del disciolto comitato Emergenza Lupo – Arezzo, che oggi ha diffuso un comunicato stampa per spiegare le ragioni dell’iniziativa.
La questione non è stabilire se sia giusto soccorrere gli animali feriti, né mettere in discussione la tutela dei lupi. Bruni chiede piuttosto di chiarire chi abbia raccolto le informazioni tecniche, a chi fossero destinate e con quale titolo siano state rese pubbliche attraverso le comunicazioni attribuite a ENPA e riprese dalla stampa.
«Ritengo fortemente criticabile che informazioni tecniche apprese durante attività di soccorso, recupero o esame degli animali siano state utilizzate in un comunicato associativo senza chiarirne provenienza e titolo di divulgazione», sostiene Bruni. L’esposto chiede anche di verificare se, per le funzioni effettivamente svolte, alcuni operatori potessero essere qualificati come incaricati di pubblico servizio e quali obblighi di riservatezza ne derivassero.
Dal soccorso al comunicato: chi può dire che cosa? Nel documento si interrogano i ruoli di ENPA, dell’associazione Le Impronte del Bosco, dei veterinari, del Comune e della Regione, oltre all’eventuale coinvolgimento dell’Istituto Zooprofilattico. Bruni chiede di distinguere le osservazioni fatte durante il recupero da diagnosi veterinarie, referti e accertamenti ufficiali. Un conto è trovare un animale con lesioni sospette, un altro è spiegare pubblicamente quali siano le cause accertate.
In altre parole, nella catena che va dal lupo al titolo del giornale non dovrebbe perdersi il cartellino con scritto «chi lo ha verificato». Sembra una pretesa eccessiva, nell’epoca in cui ogni comunicato rischia di trasformarsi in sentenza prima ancora di arrivare in redazione.
Il nodo dei tempi. Uno degli episodi richiamati riguarda Molinelli: secondo il documento, l’intervento risale al 4 agosto, mentre nei primi giorni di ottobre la comunicazione ripresa dai giornali parlava di atti predisposti per l’inoltro alla Procura. Bruni chiede quando le autorità siano state informate e se si trattasse di una prima segnalazione oppure di documenti integrativi. Non afferma che vi sia stato un ritardo accertato. Vuole che la tempistica sia verificata.
I dettagli diffusi e il possibile rischio per gli accertamenti. L’esposto si interroga anche sulla pubblicazione di luoghi, tempi, caratteristiche delle lesioni e possibili risultati degli esami. Secondo Bruni, rendere pubbliche informazioni di questo genere potrebbe, in astratto, avvisare gli eventuali responsabili e agevolarli nell’eludere i controlli. Che sia accaduto davvero, però, non risulta dimostrato dai documenti ricevuti: è proprio uno degli aspetti sui quali il firmatario domanda verifiche.
C’è poi la questione delle lesioni attribuite ad armi da fuoco e della presenza di pallini. Bruni osserva che negli articoli richiamati non vengono illustrati specifici esami balistici o altri riscontri a sostegno di alcune conclusioni. Questo non dimostra che tali esami non siano stati svolti e non esclude affatto che gli animali abbiano subito violenze: pone una domanda sulla documentazione alla base delle affermazioni pubbliche.
Nell’esposto sono coinvolte anche le competenze amministrative: Bruni domanda al Comune di verificare le regole applicabili ai servizi affidati e alla Regione di chiarire gli incarichi relativi alla fauna selvatica e la circolazione dei risultati degli eventuali accertamenti.
Una distinzione indispensabile: stiamo raccontando il contenuto di un esposto e di un comunicato del suo firmatario. Non abbiamo elementi per affermare che ENPA, Le Impronte del Bosco o singoli professionisti abbiano violato obblighi di riservatezza, ostacolato indagini o diffuso dati illegittimamente. Non è inoltre documentato, sulla sola base dei materiali ricevuti, se la Procura abbia aperto un procedimento o disposto accertamenti.
Bruni chiede risposte alle autorità competenti. La storia, per adesso, è quella di domande precise su incarichi, tempi e fonti delle notizie. Il lupo, intanto, resta l’unico protagonista che non ha potuto leggere né il comunicato né la relativa rassegna stampa.
Questo articolo utilizza l’ironia per commentare i contenuti di documenti reali, distinguendo le richieste di verifica dai fatti accertati.


