Il lupo cambia pelo, Marco Bruni cambia destinatario. Dopo la Procura di Arezzo, il Comune e la Regione, l’ex presidente del disciolto comitato Emergenza Lupo alza il tiro e manda altri due esposti: uno all’Ispettorato per la funzione pubblica, l’altro al ministro della Giustizia. Di questo passo, l’unico che non ha ancora ricevuto una lettera è il lupo.
Questa volta, però, al centro non ci sono soltanto gli animali recuperati nell’Aretino. Ci sono soprattutto gli esseri umani che li recuperano, gli enti che affidano i servizi e quelli che dovrebbero controllare come vengono svolti. Una catena di responsabilità in cui, come spesso accade, il problema è capire chi tiene davvero in mano il guinzaglio.
Comunicato stampa – Esposto ispettorato e ministro
Un bando non è un’assoluzione preventiva
Il primo esposto riguarda l’organizzazione dei servizi pubblici affidati da Regione e Comune, nell’ambito dei quali operano ENPA e Le Impronte del Bosco. Bruni chiede di verificare incarichi, formazione degli operatori, documentazione degli interventi e controlli da parte delle amministrazioni.
Detta terra terra: vincere un bando non significa ricevere, insieme alle chiavi del furgone, anche un lasciapassare per fare tutto senza verifiche.
«Affidare un servizio mediante un bando non significa esaurire i doveri dell’amministrazione con la scelta dell’associazione», osserva Bruni. E insiste sulla necessità di sapere chi interviene, con quale preparazione e sotto la responsabilità di chi.
Nell’esposto si sollecitano anche verifiche sui requisiti di affidabilità degli operatori, compresi gli eventuali controlli sui precedenti penali quando previsti e consentiti per le funzioni esercitate. Attenzione: non significa che Bruni abbia individuato persone con precedenti o comportamenti illeciti. Chiede di sapere quali criteri vengono applicati. La differenza, anche se sui social non va di moda, è sostanziale.
Quando il lupo diventa una prova
Il secondo esposto, indirizzato al ministro della Giustizia, pone un’altra domanda: che succede quando quello che sembra un semplice recupero di fauna selvatica potrebbe essere anche la scena di un reato?
Un lupo con ferite sospette non è soltanto un animale da soccorrere. Il suo corpo, i segni sul terreno, gli eventuali reperti possono servire a capire che cosa sia accaduto. E se quei passaggi non vengono documentati e gestiti con le cautele necessarie, il rischio è di perdere informazioni preziose.
Per questo Bruni chiede di valutare la presenza o l’affiancamento della polizia giudiziaria nei recuperi effettuati nell’ambito dei servizi pubblici esternalizzati, facendo salva l’urgenza del soccorso. Non è una regola già in vigore: è una proposta che sottopone alle autorità competenti.
Traduzione in ortichese: il pronto soccorso è indispensabile, ma una possibile prova non si tratta come un pacco ritirato al deposito. E il pallino trovato vicino a una carcassa, da solo, non è ancora la soluzione del giallo.
Soccorritori, parti civili e il sospetto del doppio cappello
Bruni apre anche il capitolo dei possibili conflitti d’interesse. Un’associazione che interviene nella gestione di un animale o di un reperto potrebbe poi costituirsi parte civile nello stesso procedimento e chiedere un risarcimento.
È una possibilità legittima quando ne ricorrono i presupposti, precisa lo stesso Bruni. Proprio per questo, sostiene, servono ruoli ben distinti e controlli indipendenti. Perché fare il soccorritore e poi il soggetto interessato nel processo non è automaticamente un’irregolarità, ma è una situazione sulla quale chiedere garanzie può avere senso.
E la conferenza stampa viene prima o dopo?
Negli esposti torna infine il tema della diffusione delle informazioni. Il punto di partenza sono le comunicazioni di ENPA relative ad alcuni lupi recuperati nell’Aretino, nelle quali si è parlato di lesioni, pallini e possibili cause di morte.
Secondo Bruni, bisogna capire quando e come certe informazioni possano essere rese pubbliche, specie se esiste l’ipotesi di un reato. «La stampa non può sostituire la segnalazione alle autorità», scrive.
La comunicazione è importante, ci mancherebbe. Ma se un fatto può finire in un fascicolo giudiziario, il comunicato stampa non dovrebbe arrivare al traguardo prima degli accertamenti.
Il comitato è sciolto, gli interrogativi no
Bruni aveva già segnalato i singoli episodi alla Procura di Arezzo, al Comune e alla Regione. L’Ortica ne aveva scritto il 9 ottobre. Adesso chiede all’Ispettorato verifiche sugli affidamenti e al ministro una valutazione delle garanzie generali, anche sul piano normativo.
È importante tenere i piedi per terra: al momento siamo davanti a esposti e richieste di controllo, non a responsabilità accertate a carico di ENPA, Le Impronte del Bosco o delle amministrazioni interessate. Le verifiche, se ci saranno, spettano alle autorità competenti.
Resta una domanda poco zoologica e molto aretina: quando un servizio pubblico viene affidato all’esterno, chi controlla davvero come funziona?
Il comitato Emergenza Lupo si è sciolto. Gli interrogativi, evidentemente, non hanno letto il verbale.
I documenti: i due esposti di Marco Bruni
Per consentire ai lettori di consultare le richieste nella loro formulazione integrale, pubblichiamo i due esposti in versione con i dati personali oscurati:
Leggi l’esposto all’Ispettorato per la funzione pubblica (PDF, 12 ottobre 2026)
Leggi l’esposto al ministro della Giustizia (PDF, 13 ottobre 2026)

