🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Alla vigilia di Arezzo-Cremonese il mister ha ribadito un concetto sul quale siamo d’accordo: i numeri dei moduli contano fino a un certo punto. Il calcio lo fanno i movimenti, gli spazi occupati e quelli lasciati agli avversari. Perché puoi anche disegnare il modulo più bello del mondo sulla lavagna, ma se poi rincorri chiunque passi dalle tue parti, la lavagna serve soltanto per segnare il conto.
La buona notizia riguarda l’infermeria: alcuni infortunati sono tornati in gruppo, con l’eccezione di Olivieri. Per altri resta da valutare il minutaggio. Le scelte arriveranno dopo la rifinitura. Meglio così: recuperare un giocatore non significa necessariamente poterlo mandare in campo novanta minuti, magari con l’ambulanza pronta fuori dallo stadio.
Questo campionato di Serie B, come ha osservato il tecnico, vive di alti e bassi. Anche la Cremonese, indicata tra le favorite, dopo cinque giornate non ha raccolto quanto ci si poteva attendere. Ma non è un motivo per dormire tranquilli: contro una squadra forte, prima o poi, il conto arriva.
Davanti abbiamo un trittico impegnativo: Cremonese, Sampdoria e Benevento. E allora eccoci con le nostre cinque osservazioni. Critiche costruttive, beninteso. Roba da bar, dove in genere ci sono undici allenatori per tavolino e nessuno paga mai la clausola di esonero.
1. La difesa e i metri regalati. Quando lasciamo spazio alle spalle e gli avversari ripartono, la rapidità nel recupero difensivo non sempre è sufficiente. Serve maggiore attenzione alle distanze fra i reparti: la Serie B non perdona chi concede il corridoio preferenziale verso la porta.
2. Nunziante, bravo tra i pali, ma… Il ragazzo ha reattività e qualità, questo va riconosciuto. Però sulle palle alte nell’area piccola e nelle mischie deve migliorare il coordinamento con la difesa e la scelta dei tempi d’uscita. Il portiere deve anche comandare: se in area parlano tutti e nessuno decide, finisce che il pallone decide per conto suo.
3. Chi prende in mano il centrocampo? A mio giudizio manca un vero regista capace di imprimere ritmo e personalità. Viviani è tecnico, ma a volte troppo compassato per ciò che ci serve; Iaccarino mi sembra più portato a giocare tra le linee e sul corto che a dirigere tutto il traffico. Io proverei Ioniță da incontrista, con due motori ai lati: Sala e Chierico per spingere, oppure Mawuli quando serve più contenimento. Non pretendo di avere la formula magica. Ma un centrocampo che recupera e riparte velocemente ci farebbe comodo.
4. Kevin Leone esterno? Qualche dubbio. Deve ancora maturare esperienza e, per caratteristiche, non mi pare un esterno puro di grande accelerazione. Il rischio è intasare la corsia sinistra, rallentare la manovra e dare agli avversari il tempo di sistemarsi. Per me gli esterni veri, quelli che possono allargare il campo e puntare, sono Tavernelli, Arena e Pattarello.
5. Davanti, alternanza e… piloni. Cianci e Mancuso possono alternarsi nel corso dei novanta minuti, a seconda di partita e condizione. Quanto a Cerri, più che un centravanti a volte sembra un pilone da rugby: per girargli intorno ci vuole mezz’ora, ma intanto protegge la palla con due colonne al posto delle gambe. Se lo si usa, bisogna far muovere bene chi gli gira intorno, altrimenti resta un monumento in mezzo all’area.
Insomma, non basta discutere di 4-3-3, 4-2-3-1 e numeri da giocare al lotto. Servono coraggio, velocità, equilibrio e gente che sappia cosa fare quando il pallone cambia proprietario. Il mister sceglierà, noi dalla curva giudicheremo. E possibilmente brinderemo.
Consigli e critiche da bar, firmati Cesare Fracassi. Sempre forza Arezzo!


