Ci sono luoghi che cambiano completamente e altri che, pur trasformandosi, continuano a essere immediatamente riconoscibili. Il sottopassaggio di via Trasimeno, ad Arezzo, appartiene decisamente alla seconda categoria.
Abbiamo raccolto quattro serie di fotografie scattate nel 2000, nel 2010, nel 2022 e nel 2026. Ventisei anni osservati praticamente dallo stesso livello stradale, abbastanza per vedere come sia cambiato questo piccolo pezzo di città e, insieme, come alcune sue caratteristiche siano rimaste ostinatamente al loro posto.
Anno 2000
Nel 2000 il sottopasso appare con le pareti rivestite di piastrelle, già ampiamente occupate da scritte e graffiti. Le immagini mostrano biciclette, motorini e pedoni che condividono lo stesso spazio, tra rampe e scale, in un ambiente che molti aretini ricorderanno senza bisogno di troppe indicazioni.
Anno 2010
Dieci anni dopo la struttura è ancora facilmente riconoscibile. Cambiano alcuni dettagli, la segnaletica e l’aspetto delle pareti, ma il sottopasso conserva sostanzialmente la stessa impostazione. Anche le fotografie raccontano una città in cui quel collegamento continua a essere utilizzato quotidianamente da pedoni, ciclisti e mezzi a due ruote.
Anno 2022
Il salto più evidente si nota nelle immagini del 2022. Compare in maniera netta la pista ciclabile rossa, la viabilità superficiale è maggiormente organizzata e l’ingresso del sottopasso assume un aspetto più moderno. All’interno, però, i muri continuano a raccontare una seconda storia fatta di scritte, interventi spontanei e segni accumulati nel tempo.
Anno 2026
Arriviamo infine al 2026. Le pareti hanno cambiato ancora pelle: in diversi tratti sono comparsi grandi murales colorati, mentre la pista ciclabile accompagna ormai il percorso in modo evidente. Restano però visibili anche graffiti, segni di usura e sovrapposizioni che mostrano quanto questo spazio urbano continui a essere vissuto, attraversato e modificato.
Messe una accanto all’altra, le fotografie non raccontano soltanto la storia di un sottopassaggio. Raccontano il modo in cui Arezzo è cambiata nel rapporto con la mobilità, con le biciclette, con lo spazio pubblico e con quegli angoli di città che utilizziamo ogni giorno senza quasi più guardarli.
Ed è forse proprio questo il bello della memoria cittadina: accorgersi che per vedere quanto siamo cambiati basta qualche volta fermarsi nello stesso punto, a distanza di dieci o vent’anni.
Il sottopasso di via Trasimeno è ancora lì. I muri hanno cambiato colore, le biciclette hanno conquistato la loro corsia e le generazioni sono passate. Lui, con grande disciplina, continua a mandarci sotto.















