Il kiwi è uno dei frutti più interessanti dal punto di vista nutrizionale, soprattutto per il contenuto di vitamina C e fibre. E sul fronte dell’intestino non si tratta soltanto della solita fama tramandata dalla nonna: alcuni studi clinici hanno osservato effetti favorevoli sulla regolarità intestinale.
Il tema è stato recentemente rilanciato da Pier Luigi Rossi, che ha ricordato sui social le proprietà del kiwi e il suo possibile ruolo nell’alimentazione quotidiana.
Due kiwi al giorno possono rappresentare un aiuto per chi soffre di stipsi. Le fibre, insieme all’acqua e ad altri componenti naturalmente presenti nel frutto, possono favorire evacuazioni più regolari e migliorare il comfort intestinale.
Non occorre però necessariamente ridurli in purea, né esiste una particolare necessità di accompagnarli con una bevanda calda: possono essere consumati normalmente, nell’ambito di un’alimentazione varia e con un’adeguata assunzione di liquidi.
Anche i famigerati semini neri possono continuare a dormire sonni tranquilli. Le vecchie raccomandazioni che invitavano chi soffre di diverticolosi a evitare semi, frutta secca e alimenti simili non sono oggi sostenute dalle evidenze disponibili. Naturalmente eventuali indicazioni specifiche del proprio medico restano un’altra faccenda.
Il kiwi è inoltre una buona fonte di vitamina C, sostanza essenziale per numerose funzioni dell’organismo, compresa la formazione del collagene e la normale funzione dei tessuti. La vitamina C favorisce anche l’assorbimento del ferro di origine vegetale.
Mangiare un kiwi durante o vicino a un pasto può quindi essere una buona abitudine, soprattutto quando nel piatto sono presenti alimenti vegetali ricchi di ferro.
Va invece fatta una precisazione: la vitamina C contenuta naturalmente negli alimenti e l’acido ascorbico presente negli integratori non sono due vitamine diverse. Il vantaggio della frutta sta soprattutto nel fatto che, insieme alla vitamina C, fornisce fibre, acqua e numerosi altri composti nutritivi.
Interessante anche il rapporto con la pressione arteriosa. Alcuni studi hanno osservato una modesta riduzione della pressione associata al consumo regolare di kiwi, soprattutto nelle persone con valori già elevati. Un possibile aiuto alimentare, dunque, ma certamente non un sostituto dei farmaci o delle indicazioni del medico.
Quanto al microbiota intestinale, fibre e composti presenti nel kiwi possono interagire con la flora batterica intestinale e alcuni studi hanno osservato modificazioni potenzialmente favorevoli. La ricerca, però, è ancora in evoluzione e conviene evitare di attribuire a un singolo frutto poteri che normalmente spettano a tutta la dieta.
Insomma, il kiwi non cura ogni male conosciuto dall’umanità e probabilmente non pagherà neppure la bolletta del gas. Ma come alimento ricco di vitamina C e fibre, inserito con regolarità in una dieta equilibrata, ha più di una buona ragione per finire nel carrello della spesa.


