Arezzo chiude il primo semestre 2026 con un numero che fa sembrare il pallottoliere un oggetto d’antiquariato: 14,2 miliardi di euro di esportazioni, l’80% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel solo secondo trimestre le vendite all’estero hanno superato i 6,6 miliardi, con un aumento del 67,9%.
Il dato porta la provincia a rappresentare il 32,6% dell’intero export toscano, seconda soltanto a Firenze. Insomma, mentre altrove si discute di crescita con il contagocce, ad Arezzo i numeri hanno deciso di presentarsi direttamente con la pala meccanica.
Il motore, però, è chiarissimo: i metalli preziosi. Nei primi sei mesi dell’anno il comparto ha generato oltre 11,1 miliardi di euro, con un balzo del 214,6%. A dare una spinta decisiva è stato anche il prezzo dell’oro, cresciuto del 43,3% in euro rispetto al primo semestre 2025. Tradotto: ad Arezzo l’oro non luccica soltanto, ormai fa anche da locomotiva.
La Svizzera resta di gran lunga il principale mercato di sbocco per i metalli preziosi aretini, con 7,83 miliardi di euro. Seguono, a molta distanza, Francia, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Spagna.
Più complicato il quadro della gioielleria, che nei primi sei mesi del 2026 scende a 1,565 miliardi di euro, segnando un -45,7%. Ma qui il numero va maneggiato con cautela, perché il crollo è legato soprattutto alla Turchia: le vendite sono passate da circa 1,418 miliardi nel primo semestre 2025 a poco più di 110 milioni nel 2026.
Tolto l’effetto turco, infatti, l’oreficeria aretina mostra una sostanziale tenuta: -0,7% nel semestre e addirittura +12,3% nel secondo trimestre. In pratica, più che un tracollo del distretto, è la fine di una sbornia statistica che negli ultimi anni aveva trasformato Ankara in una specie di aspirapolvere per i semilavorati aretini.
Nel resto dell’economia provinciale il quadro è a macchie. La moda cresce del 7,9% nel semestre, con l’abbigliamento a +17,1% e le calzature a +3,8%. Bene anche alimentari (+16%), gomma e plastica (+17,6%), elettronica (+7,2%) e apparecchiature elettriche (+12,1%).
Dall’altra parte arrancano mobili (-21%), prodotti chimici (-17,2%), bevande (-10,9%), mezzi di trasporto (-6,8%) e agricoltura (-1,9%). Perché anche quando il totale corre come un treno, qualche vagone continua serenamente a chiedersi dove sia la stazione.
Il risultato complessivo resta comunque imponente: l’export aretino cresce molto più della media italiana, ferma al +4,5%, e contribuisce in maniera decisiva al +23,8% registrato dalla Toscana.
Fonte: Camera di Commercio Arezzo-Siena, dati provvisori sul primo semestre 2026.


