Il regolamento cimiteriale approvato ad Arezzo nel marzo 2026 finisce nuovamente al centro del confronto politico. Il Polo delle Liste Civiche e il gruppo consiliare del Partito Democratico, da posizioni diverse, chiedono entrambi di modificare le regole per consentire il ricongiungimento familiare nei cimiteri extraurbani. Le civiche aggiungono al dossier anche manutenzioni, decoro e futuro di Multiservizi.
Insomma, dopo una vita passata a districarsi tra residenze, certificati e sportelli, ad Arezzo c’è il rischio che pure l’ultimo trasloco debba rispettare la geografia amministrativa. Ed è proprio questo il punto che le opposizioni vogliono cambiare.
Liste civiche: ripristinare il vincolo parentale e fare un vero piano di manutenzioni
Il Polo delle Liste Civiche chiede che il regolamento di polizia mortuaria torni in Consiglio Comunale per correggere quelle che definisce criticità capaci di complicare la vita alle famiglie. La richiesta principale è il ripristino del criterio del vincolo parentale di primo grado, così da permettere il ricongiungimento dei defunti con i familiari più stretti.
Per le civiche, però, il problema non è soltanto regolamentare. Nel mirino c’è anche lo stato di manutenzione dei cimiteri e la capacità di Multiservizi, società in house del Comune che gestisce i servizi cimiteriali, di garantire interventi e investimenti senza aumentare le tariffe.
Secondo l’analisi illustrata dal Polo, dopo le perdite registrate nel 2018 e nel 2019 la società avrebbe raggiunto negli anni successivi un sostanziale equilibrio tra costi e ricavi, ma con margini ridotti per manutenzioni e nuovi investimenti. Le recenti segnalazioni sullo stato di alcuni cimiteri, tra cui Antria, vengono indicate come esempio della necessità di un piano organico.
La richiesta è quindi doppia: rivedere il regolamento e aprire una riflessione sul futuro di Multiservizi, puntando su decoro, manutenzioni e qualità del servizio.
Il PD: almeno cinque casi, il criterio territoriale va corretto
Anche il gruppo consiliare del Partito Democratico chiede una modifica immediata del regolamento. Secondo i consiglieri dem, nelle ultime settimane sarebbero emersi almeno cinque casi di famiglie impossibilitate a seppellire un proprio caro nello stesso cimitero dove riposa il coniuge, un genitore o un figlio.
Il nodo riguarda i cimiteri extraurbani, dove il regolamento lega la possibilità di sepoltura alla residenza nell’ambito territoriale di riferimento. Il PD cita le vicende di Meliciano, Marcena e Antria: in alcuni casi, sostiene il gruppo, le famiglie avrebbero dovuto affrontare una prima sepoltura e poi un trasferimento, con nuove pratiche e costi; in un altro caso il ricongiungimento sarebbe stato possibile soltanto attraverso la cremazione.
La proposta dei democratici è introdurre una deroga al criterio territoriale che permetta la sepoltura accanto al coniuge e ai familiari più stretti, nel rispetto della volontà del defunto.
Due interventi politici diversi, dunque, ma una richiesta sostanzialmente coincidente: il regolamento va corretto affinché la burocrazia non finisca per separare le famiglie proprio nel momento in cui dovrebbe limitarsi, possibilmente in silenzio, a fare il proprio mestiere.

