Teletruria nei giorni scorsi ha annunciato l’undicesima edizione di Arezzo Città del Natale, in programma dal 14 novembre al 6 gennaio, e ad Arezzo succede il miracolo: a settembre non è ancora arrivato Babbo Natale, ma sono già arrivati tutti quelli che non lo sopportano.
Il servizio presenta quasi due mesi di luci, mercatini, spettacoli, artigianato e gastronomia, con il ritorno della collaborazione con Eurochocolate e uno spazio dedicato al cioccolato al Prato.
Tempo necessario perché sotto al post si aprisse il dibattito cittadino: più o meno quello che serve a trovare parcheggio in centro a dicembre.
“Bastaaaaa”.
“Che palle”.
“Pietà”.
“Marò che palle”.
Sintesi giornalistica impeccabile, altro che editoriali.
Il primo grande partito trasversale è quello del “siamo ancora a settembre”. C’è chi fa presente di andare ancora in giro in costume da bagno, chi vorrebbe almeno godersi l’autunno prima dell’invasione delle casette e chi propone direttamente, per il prossimo anno, di far partire i mercatini il 15 agosto.
Idea da non sottovalutare: ombrellone, vin brulé e renna gonfiabile a Ponte Buriano. Arezzo capitale della destagionalizzazione.
Poi però, tolta la scorza natalizia, nei commenti emergono questioni decisamente meno decorative.
C’è chi collega l’arrivo dei visitatori ai cantieri, alle buche, all’erba alta e alla pulizia della città. Chi teme 53 giorni di traffico e sovraffollamento. Chi parla di “ordate di pullman” e di un turismo che porterebbe più disagi ai residenti che benefici diffusi.
E c’è anche un commerciante fuori dalle mura che pone una questione concreta: se il Natale illumina Piazza Grande e il Prato, perché chi lavora nelle altre zone dovrebbe arrangiarsi con le luminarie?
Domanda meno poetica della neve artificiale, ma parecchio terrestre.
Naturalmente esiste anche il fronte opposto. Qualcuno ricorda che Arezzo Città del Natale porta visitatori, lavoro e incassi a commercianti, ristoratori e attività ricettive, oltre a far conoscere la città d’arte.
Ed è probabilmente questo il punto vero della discussione.
Arezzo Città del Natale è ormai abbastanza grande da non essere più soltanto una manifestazione. È diventata un fenomeno economico, turistico e inevitabilmente cittadino. Chi ci guadagna ne sottolinea l’indotto. Chi deve attraversare il centro, parcheggiare o semplicemente sopravvivere a un sabato di dicembre vede soprattutto l’altra faccia della pallina di Natale.
I commenti di Facebook, va ricordato, non sono un sondaggio scientifico. Sono Facebook: luogo dove si può passare dall’economia turistica alle buche stradali e da Babbo Natale agli insulti nel tempo necessario a mettere un “mi piace”.
Ma una cosa raccontano bene.
Il Natale ad Arezzo ormai non comincia quando si accendono le luminarie.
Comincia quando qualcuno annuncia che verranno accese.
E quest’anno, mentre fuori ci sono ancora temperature da maniche corte, la tradizione è stata rispettata in pieno.
Le casette arriveranno a novembre.
Le polemiche, puntualissime, sono già aperte.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali.


