Arezzo può tirare un sospiro di sollievo: il Crocifisso di Cimabue nella Basilica di San Domenico è tornato ad avere la luce. Purché qualcuno abbia un euro in tasca.
A segnalarcelo è una lettrice, Silvia, che accompagna le sue fotografie con una considerazione piuttosto semplice: «La città del Natale si veste di migliaia di luci… mentre un capolavoro resta al buio».
La buona notizia è che la gettoniera che permette di accendere l’illuminazione dedicata al Crocifisso sarebbe stata finalmente riparata.
La notizia meno entusiasmante è il resto del sistema: si inserisce una moneta da un euro, si accende la luce e dopo circa tre minuti cala nuovamente il sipario.
Dunque ad Arezzo siamo riusciti a inventare anche il Cimabue a tempo.
Un euro, tre minuti. Guardare intensamente, possibilmente senza distrazioni. Vietato soffermarsi troppo sui particolari, perché l’arte è eterna ma il temporizzatore no.
La questione era esplosa nei giorni scorsi. L’8 settembre La Nazione aveva raccolto la protesta di Giovanni Magherini, visitatore fiorentino e frequentatore della città, che denunciava l’impossibilità di illuminare adeguatamente il Crocifisso a causa della gettoniera fuori uso dopo ripetuti episodi di scassinamento.
Al posto dell’accensione c’era un cartello che spiegava il problema.
Adesso, stando alla nuova segnalazione arrivata alla nostra redazione, almeno quella situazione è stata risolta.
Resta però una domanda che non sembra proprio peregrina.
Il Crocifisso di Cimabue custodito a San Domenico non è un soprammobile della sagrestia. È uno dei capolavori assoluti conservati ad Arezzo, un’opera del XIII secolo che da sola vale la visita alla basilica e che compare inevitabilmente negli itinerari culturali della città.
Possibile che la sua corretta illuminazione debba ancora dipendere dalla presenza di una moneta da un euro nella tasca del turista?
Nella città che, quando arriva il Natale, riesce a illuminare strade, piazze, facciate, alberi, installazioni e probabilmente anche qualche piccione particolarmente collaborativo, forse qualche watt fisso potrebbe avanzare anche per Cimabue.
Senza pretendere Las Vegas.
Basterebbe permettere a chi entra a San Domenico di guardare uno dei tesori più importanti della città senza dover affrontare la visita come una prova a tempo: moneta dentro, luce accesa, foto, contemplazione rapida e via, che stanno per scadere i tre minuti.
Per ora, comunque, un piccolo passo avanti c’è stato: la luce è tornata.
Ricordatevi soltanto l’euro.
Cimabue, evidentemente, non prende il bancomat.


