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Fontane ferme ai Giardini Porcinai: la Chimera aspetta il permesso di bere

Gamurrini spiega che il Comune ha presentato il progetto, ma la Soprintendenza ha risposto picche. Nel frattempo le due vasche storiche restano asciutte, prudentemente protette anche dal rischio di funzionare

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Fontane ferme ai Giardini Porcinai: la Chimera aspetta il permesso di bere

Gamurrini spiega che il Comune ha presentato il progetto, ma la Soprintendenza ha risposto picche. Nel frattempo le due vasche storiche restano asciutte, prudentemente protette anche dal rischio di funzionare

Ai Giardini Porcinai di Arezzo le fontane con la Chimera sono ferme da anni. Non rotte, sia chiaro: ferme per motivi culturali, amministrativi e probabilmente anche spirituali. L’acqua vorrebbe uscire, ma prima deve compilare il modulo, allegare la relazione tecnica e attendere il parere della Soprintendenza.

A spiegare la situazione è stato l’assessore Gianfrancesco Gamurrini, che con un video pubblicato sui social si è presentato davanti alle due fontane storiche per rispondere alla domanda che ogni aretino si pone passando da quelle parti: «Ma queste fontane, oltre a raccogliere foglie e perplessità, prima o poi torneranno a fare le fontane?».

Secondo quanto riferito dall’assessore, il Comune avrebbe trasmesso alla Soprintendenza, il 29 aprile 2025, un progetto di restauro che prevedeva anche il rialzamento del fondo delle vasche. Le fontane, infatti, sarebbero troppo profonde rispetto alle attuali norme di sicurezza, con il rischio di mettere nei guai uffici comunali, tecnici e professionisti chiamati a firmare il progetto.

La risposta della Soprintendenza sarebbe arrivata cinque mesi dopo, il 29 ottobre: parere negativo.

Insomma, per far tornare l’acqua nelle fontane occorrerebbe modificare le vasche, ma modificare le vasche non si può perché sono storiche. Lasciarle come sono, però, impedisce di utilizzarle per ragioni di sicurezza. Una perfetta macchina amministrativa nella quale ogni ingranaggio funziona benissimo, purché il risultato finale sia non fare nulla.

Il restauro delle fontane era stato inserito dal Comune nella programmazione delle opere pubbliche con un investimento indicato in 200mila euro. L’intervento, dunque, non sarebbe rimasto soltanto nel grande libro comunale dei desideri, quello rilegato in pelle umana e custodito accanto ai progetti delle scale mobili funzionanti.

Nel frattempo i Giardini Porcinai sono stati riqualificati e riaperti, ma le due fontane con la Chimera continuano a rappresentare il monumento più fedele alla burocrazia italiana: belle, immobili e completamente asciutte. Il Comune sostiene di aver fatto la sua parte, la Soprintendenza tutela il bene storico e l’acqua, per non creare tensioni istituzionali, resta prudentemente dentro le tubature.

Porcinai, “del Porcinai” o giardini di quello là?

Resta poi la questione del nome, perché ad Arezzo non basta avere una fontana ferma: bisogna anche discutere su come chiamare il posto dove si trova.

La denominazione maggiormente utilizzata negli atti e nelle comunicazioni ufficiali del Comune è “Giardini Porcinai”, senza preposizione. Il riferimento è a Pietro Porcinai, celebre paesaggista del Novecento, incaricato nel 1931 di progettare l’area come una sorta di porta verde di accesso alla città.

Nel parlato aretino è diffusa anche la forma “Giardini del Porcinai”, linguisticamente comprensibile perché significa “i giardini progettati dal Porcinai”. Non è invece corretto sostenere che “Porcinai” sia diventato plurale per indicare l’intero complesso: Porcinai è semplicemente il cognome dell’architetto, già terminante in “i”.

Dunque Gamurrini può tranquillamente dire “i cosiddetti Giardini del Porcinai” senza essere trascinato davanti all’Accademia della Crusca. Magari sarebbe meglio evitare quel “cosiddetti” riferito al luogo o all’autore, perché Pietro Porcinai non era propriamente uno che passava di lì con una zappa: è stato uno dei più importanti paesaggisti italiani del Novecento.

Il vero problema, comunque, non è se dire Giardini Porcinai, del Porcinai o di Porcinai. Il problema è che, in qualunque modo li si chiami, le fontane continuano a non funzionare.

La Chimera, simbolo di Arezzo, resta lì a bocca aperta. Non per sputare acqua, ma per lo stupore.

Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.

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