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Per mandare il bimbo al centro estivo serve pure il permesso del principale: ad Arezzo manca solo il timbro del parroco

Il nuovo regolamento del “Gioco Quando” scatena la protesta: priorità ai più grandi e burocrazia da ufficio sovietico

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Per mandare il bimbo al centro estivo serve pure il permesso del principale: ad Arezzo manca solo il timbro del parroco

Il nuovo regolamento del “Gioco Quando” scatena la protesta: priorità ai più grandi e burocrazia da ufficio sovietico

Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli

📄 FONTE comunicato stampa PD Arezzo

AREZZO – “Gioco Quando”, ma soprattutto “Gioco Se Ti Firmano”.
Il Comune di Arezzo lancia il nuovo regolamento per i servizi estivi dedicati ai bambini delle scuole comunali e riesce nell’impresa di trasformare un centro ricreativo in una prova combinata fra caccia al tesoro burocratica e talent show dell’INPS.

La novità più amata dagli uffici? La priorità ai bambini di 6 anni, cioè quelli che volendo possono già infilarsi in uno dei mille campi estivi disponibili, mentre i piccoli di 3 anni restano a guardare il cancelletto con la borraccia in mano e il genitore in crisi mistica.

“Prima i grandi”, avrebbe spiegato qualcuno in Comune, probabilmente dopo aver confuso un asilo con le selezioni per MasterChef.

Ma il vero colpo di genio arriva con la richiesta della certificazione del datore di lavoro per dimostrare che mamma e papà non potranno andare in ferie a luglio.
Non basta più dire “lavoro”: ora serve praticamente una pergamena medievale con sigillo in ceralacca del capo reparto.

Secondo indiscrezioni, dal prossimo anno potrebbero essere richiesti anche:

una dichiarazione autenticata del collega che copre Ferragosto;
il cedolino emotivo;
due testimoni oculari che confermino l’esistenza del turno pomeridiano.

Peccato che esista pure una roba chiamata autocertificazione, prevista dalla legge da una quindicina d’anni, ma evidentemente dispersa negli archivi comunali tra una pratica del 1998 e il plastico della rotatoria eterna.

Intanto i genitori aretini scoprono che fare figli nel 2026 è un’esperienza immersiva: prima il bonus, poi il click day, poi il certificato, poi il campo estivo, poi la PEC, poi direttamente Lourdes.

E mentre il Paese si interroga sulla denatalità, ad Arezzo si sperimenta la strategia innovativa: “meno nascite, meno moduli da controllare”.

Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni (nato il 1° aprile di un anno imprecisato, perché gli piace mantenere un alone di mistero) è un giornalista, scrittore e debunker di professione, noto per il suo acume nel smontare bufale e teorie del complotto con una buona dose di ironia. Cresciuto tra vecchie macchine da scrivere, giornali ingialliti e discussioni animate al bar, sviluppa fin da giovane un'insana passione per la verità… e per il caffè corretto. Dopo una laurea mai del tutto confermata in Giornalismo Investigativo presso l'Università della Vita e un master in Sarcasmo Applicato, si dedica alla sua missione: scovare fandonie, ridicolizzare fake news e dare il tormento ai complottisti più fantasiosi. Ha collaborato con testate inesistenti come Il Giornale delle Bufale, La Verità (Quella Vera) e Fact-Checker’s Monthly, oltre a essere autore del bestseller immaginario "La Terra è rotonda e altre scomode verità". Attualmente vive tra la redazione e i social, dove smonta quotidianamente le teorie più assurde con il suo motto: "Una bufala al giorno toglie il neurone di torno". Se lo cercate, probabilmente sta battibeccando con qualche utente convinto che gli Illuminati controllino il meteo.

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