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La maiuscola B come burocrazia: fateci giocare, non compilare moduli

L'entusiasmo della promozione rischia di scontrarsi con regolamenti e prescrizioni che sembrano pensati più per gli uffici che per il calcio

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La maiuscola B come burocrazia: fateci giocare, non compilare moduli

L'entusiasmo della promozione rischia di scontrarsi con regolamenti e prescrizioni che sembrano pensati più per gli uffici che per il calcio

Dopo vent’anni siamo tornati in Serie B. Doveva essere il momento della festa, dell’entusiasmo e della voglia di crescere. Invece, insieme alla lettera “B”, sembra essere arrivata anche una seconda parola: burocrazia.

Ci troviamo davanti a una montagna di prescrizioni che, francamente, lasciano più di una perplessità. Un po’ come le norme europee sulla misura delle vongole o sulla curvatura delle banane: regole che sulla carta avranno anche una logica, ma che sul campo rischiano di trasformarsi in un enorme spreco di tempo e denaro.

Per motivi tecnici non è stato possibile, nell’immediato, spostare il terreno di gioco avvicinandolo alla tribuna. Così si è dovuto intervenire con una nuova semina, sostenendo una spesa che potrebbe dover essere ripetuta quando il campo verrà effettivamente riposizionato. Soldi investiti oggi che potrebbero dover essere spesi di nuovo domani.

E poi ci sono le richieste sugli impianti. Davvero la nostra recinzione in ferro è così inadeguata? Chi è stato a vedere partite in altri stadi di Serie B, come Chiavari, sa bene che certe differenze sono difficili da cogliere. E davvero servono nuovi servizi igienici perché i tifosi della Serie B avrebbero esigenze diverse da quelli della Serie C?

Nessuno mette in discussione la sicurezza o il rispetto delle norme. Ma quando esiste già un progetto approvato per un nuovo impianto, in fase di realizzazione, ha senso imporre costosi interventi provvisori destinati a diventare inutili nel giro di poco tempo?

Da tifosi, ma anche da cittadini che sanno fare due conti, chiediamo buon senso. Una deroga temporanea fino al completamento dei lavori sarebbe una soluzione logica, che consentirebbe di investire risorse dove davvero servono, invece di disperderle in opere destinate a durare pochi mesi.

Il calcio italiano continua a lamentarsi della crisi, del fatto che la Nazionale manchi i Mondiali e che sempre meno società restino a capitale italiano. Poi, però, chi ha voglia di crescere si trova davanti un percorso a ostacoli fatto di adempimenti, prescrizioni e costi aggiuntivi.

La Serie B deve rappresentare un traguardo sportivo, non un esame di burocrazia. Perché le partite si vincono sul campo, non negli uffici.

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Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.
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