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Sulla movida aretina

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Sulla movida aretina

La parola “movida” nasce come neologismo nel vocabolario italiano dal 1990 e simbolizza quella particolare situazione di vita notturna giovanile, fatta di locali, alcool e divertimento, dai risvolti piacevoli e goderecci.
Arezzo non è l’unica città che sta cercando di contrastare l’eccesso di questo lifestyle, ma è in buona compagnia di molti comuni e metropoli italiane.
In realtà il problema della movida non è la movida in sè, piuttosto come rapidamente essa degeneri in scenari poco piacevoli.

Diciamoci la verità: a chi piacerebbe abitare sopra o in prossimità di quei locali che nel week end si riempiono di centinaia di ragazzi chiassosi che gridano fino alle 2 o alle 3 di notte, che pisciano per strada, che litigano, che si ubriacano molestamente o che intasano le vie di motorini ed auto parcheggiati spesso “ad minchiam” ?
Ditelo a chi abita sopra i Costanti, in zona via Roma, oppure a quegli abitanti delle villette a fianco dell’Urban Cafè, i quali stanno cercando di vendere casa e trasferirsi altrove (basta passare in quella strada per vedere i cartelli di “vendesi”).

Una domanda sorge spontaea:la movida è bella per chi la vive “not in my backyard”, ma se gli stessi la dovessero subire sotto casa propria ?
Cambierebbe qualcosa ?
Il decreto Ghinelli ha qualcosa di grottesco in sè nella forma, ma forse il principio che lo ha creato in fondo è anche giusto.

Quello che dovrebbe fare pensare è fondamentale: possibile che per divertisri bisogna sballarsi, drogarsi ed ubriacarsi ?
Se la risposta è si, significa che queste persone hanno una vita davvero miserabile, vuota, insulsa, perchè se l’alterazione è l’unico sistema per avere gioia, piacere e rilassatezza è evidente che debbano farsi vedere da uno bravo.
L’eccesso non paga mai, ma forse in una società come la nostra per tanti è l’unico modo per evadere da un esistenza di merda. Chissà.

2 COMMENTI

  1. «… possibile che per divertisri bisogna sballarsi, drogarsi ed ubriacarsi?»: bella domanda!
    Io, per me, domando questo: possibile che per festeggiare l’arrivo delle Giostre del Saracino
    – due volte ogni anno, per circa due settimane ognuna – bisogna sballarsi, drogarsi ed ubriacarsi?
    Stando all’atteggiamento condiscendente delle varie amministrazioni comunali succedutesi negli ultimi vent’anni, pare di sì. Pure per le dirigenze dei Quartieri è sì, ne viene un bel lucro; da impegnare quasi tutto per quello che sembra essere il loro quasi esclusivo interesse: vincere la Giostra, e rivincere, e rivincere…
    D’accordo anche l’attuale Sindaco, che non ha mancato di annunciare subito la concessione di deroghe per la circostanza; in tal modo, almeno in vista di questo settembre, tutti gli etilisti frustrati dalle limitazioni in vigore per i pubblici esercizi si riverseranno nei Quartieri con un effetto che non dubito si rivelerà assai scoppiettante…

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Il Burattino
Il Burattino
Giocatore incallito di verbi e parole, iconoclasta e irrispettoso, non si piega e non si spezza, specialmente quando il gioco si fa duro, egli comincia a giocare. Abituato a prendere botte si difende a colpi di mazza, poliglotta e multietnico, è forse il primo immigrato di Arezzo dalle calde terre dell'Africa.

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