🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
A mente fredda, e soprattutto senza un calzone farcito a condizionare il giudizio, torno sulla partita con la Cremonese. Sette considerazioni, fra campo, valutazioni e qualche rimpianto. Perché il calcio si giudica anche dopo il fischio finale.
1. Il giovane portiere e le palle alte. Il nostro giovane portiere deve lavorare durante la settimana sulle uscite, specialmente sui palloni alti che arrivano in mezzo alla mischia. Ci vogliono scelta di tempo, decisione e personalità. Si può migliorare, ma bisogna allenarsi.
2. Coppolaro, mezzo voto in più. Coppolaro ha guidato bene la difesa. Rivedendo la prestazione, aumento di mezzo punto la mia valutazione precedente: 7. Quando uno merita, bisogna riconoscerlo, anche correggendo la pagella.
3. Difesa all’altezza. Nel complesso il reparto ha saputo rispondere alle soluzioni della Cremonese: spazi creati per poi cercare il lancio lungo, sul quale si gettavano almeno due uomini. Un modo di attaccare difficile da fronteggiare, ma i nostri hanno tenuto bene.
4. Quanto mi manca Guccione! Mi manca quel creatore di calici prelibati, con le sue aperture in ripartenza sugli esterni. Chierico, intendiamoci, ha giocato benissimo: non gli ho visto sbagliare un passaggio e mi è piaciuto molto. Ma è un altro tipo di giocatore, più portatore di palla, più portato al gioco corto e alle combinazioni per accerchiare l’avversario. Guccione sapeva aprire il campo in un attimo. E certe giocate, quando non ci sono, mancano.
5. Gli esterni. Il Pattarello del primo tempo, pur con i suoi strappi, non è riuscito a superare gli avversari: quasi sempre ne aveva due addosso, uno in prima battuta e l’altro pronto a chiudere. Ha comunque avuto il merito di provocare la prima ammonizione. Arena ha poi sfruttato anche l’uomo in meno della Cremonese. Ma dall’altra parte c’era Tavernelli da marcare, mentre al centro Cianci e Mancuso tenevano occupate le retrovie grigiorosse. Gli spazi, nel calcio, li crea anche chi non porta il pallone.
6. Il mio “Robertino”. Gli arrivavano quasi soltanto palloni alti, difficili da controllare, e davanti aveva un difensore esperto come Luperto. È tutto dire. Prima di giudicare un attaccante, bisognerebbe anche vedere che cosa gli viene servito: certi palloni sono più una lotteria che un invito a giocare.
7. E alla fine contano i punti! Dopo le pagelle, le osservazioni tattiche e la nostalgia per certe giocate, resta la cosa più importante: i punti che abbiamo raccolto in sei partite! Quelli sono la sostanza. Il resto è discussione, passione e, magari, materia per un altro calice.
Alla salute e forza Arezzo!
Cesare Fracassi


