Ad Arezzo, nella zona della rotatoria di via Buonconte da Montefeltro, le barriere bianche e rosse diventano il soggetto di due video inviati alla nostra redazione. Le immagini mostrano la sistemazione stradale; il commento che le accompagna fa un passo in più: trasforma la plastica da cantiere in arte contemporanea.
Il lettore propone persino un autore, il «maestro Rimediotti», e un titolo: «PRE fabbricati, PRE compressi». È una presentazione scherzosa, non l’annuncio di una vera opera. Ma bisogna riconoscergli una certa competenza curatoriale: ad Arezzo basta dare un nome impegnativo alle barriere e il tragitto verso casa diventa una visita culturale.
La composizione è essenziale: bianco, rosso, asfalto. Sullo sfondo, il Duomo. Da una parte secoli di storia, dall’altra un linguaggio artistico che esplora il rapporto fra l’automobilista e la domanda: «Ora da dove passo?».
Il pregio dell’opera è la partecipazione del pubblico. In un museo puoi fermarti davanti a un’installazione e cercarne il significato. Qui, se ti fermi troppo, quello dietro te lo spiega col clacson. Una forma di critica immediata, molto aretina e generalmente priva di sottotitoli.
Nel commento arrivano anche i colori dell’Austria, il Sud Tirolo e un’immaginaria inaugurazione con il mercato tirolese. Il calendario natalizio diventa così parte della gag: le barriere fanno già scenografia, per il vin brulé bisogna organizzarsi. Questi collegamenti appartengono alla battuta del segnalatore, non a un programma ufficiale dell’installazione.
La lettura più raffinata riguarda il punto di osservazione: scegliendo la corsia giusta cambia la prospettiva. È il destino dell’arte urbana, ma anche della viabilità: il significato dipende da dove arrivi e, soprattutto, da dove riesci a uscire.
Per ora ci teniamo le immagini e la fantasia del lettore. Perché quando una sistemazione stradale sembra una mostra, almeno il catalogo possiamo scriverlo noi. Biglietto gratuito, precedenza obbligatoria.
Questo articolo usa l’ironia per commentare immagini reali. Il maestro, il titolo dell’opera e la sua inaugurazione fanno parte della presentazione satirica inviata dal lettore.

