Ad Arezzo la Maratona ha le ore contate. Da venerdì 9 ottobre, secondo quanto annunciato dal presidente dell’Arezzo Guglielmo Manzo in un’intervista a La Nazione, partirà la demolizione dello storico settore dello stadio Comunale. Il programma prevede l’abbattimento della gradinata nell’arco di circa due mesi.
L’inaugurazione del cantiere c’era già stata il primo giugno, con tanto di autorità e cerimonia. Poi il calendario ha cominciato a fare qualche dribbling di troppo. Adesso, almeno nelle intenzioni, si passa dalle dichiarazioni alle macerie.
Uno stadio da 48 milioni, aperto tutto l’anno
Il progetto prevede un investimento privato da circa 48 milioni di euro e il completamento dell’impianto entro il 2030. Dopo la demolizione della Maratona, il programma annunciato comprende le fondamenta, lo spostamento del terreno di gioco previsto per maggio 2027 e i successivi interventi sulle curve.
Manzo immagina una struttura utilizzabile 365 giorni l’anno, con attività commerciali, spazi di aggregazione e servizi capaci di produrre ricavi anche quando il pallone riposa. Insomma, si entrerà per vedere una partita e magari si uscirà dopo aver fatto shopping. Purché il risultato non faccia passare la voglia di comprare qualcosa.
Fino a 300 persone impegnate ogni giorno
Secondo le stime illustrate da Manzo, il nuovo complesso potrebbe coinvolgere quotidianamente tra 250 e 300 persone, considerando attività commerciali, gestione della struttura e indotto diretto e indiretto.
Una prospettiva importante, che però va raccontata per quello che è: una previsione, non 300 contratti di lavoro già firmati. Resta da capire quanti saranno i nuovi occupati, quanti gli addetti delle attività già esistenti e quale sarà la natura dei rapporti di lavoro. Domande che non rovinano il sogno. Semmai aiutano a capire quanto sarà concreto.
Grandi concerti e una capienza fino a 20mila persone
Il progetto guarda oltre il calcio. Manzo ha spiegato che si stanno valutando, con il supporto di Legends Global, manifestazioni musicali di diversa dimensione, fino ai grandi concerti con una potenzialità massima dichiarata di 20mila spettatori.
Non significa che siano già stati programmati eventi di quella portata, ma che questa è l’ambizione della proprietà. Per Arezzo sarebbe una novità significativa: uno spazio capace di ospitare manifestazioni importanti senza costringere gli appassionati a prendere l’autostrada per andare altrove.
E magari, prima o poi, si potrà discutere di un concerto senza dover discutere anche di dove parcheggiare per tre ore. Anche se su questo sarebbe prudente non sbilanciarsi.
La Via Amaranto e il sogno Champions
Tra le idee confermate compare anche la cosiddetta Via Amaranto, un percorso riconoscibile che dovrebbe collegare idealmente lo stadio al resto della città. Gli architetti stanno ancora studiando come realizzarlo.
Quanto alle ambizioni sportive, Manzo non ha nascosto il desiderio più grande: arrivare un giorno a sentire l’inno della Champions League nello stadio di Arezzo. La strada è lunga, naturalmente. Ma dopo il ritorno in Serie B, più di cinquemila abbonamenti e un entusiasmo ritrovato, il presidente non sembra intenzionato a mettere limiti ai propri obiettivi.
Adesso contano i fatti
Il progetto può rappresentare una trasformazione importante per il calcio aretino e per la città. Restano però da verificare tempi, sostenibilità della gestione, posti di lavoro effettivamente creati e capacità di integrare una struttura così ambiziosa nella vita quotidiana di Arezzo.
Intanto la vecchia Maratona si prepara a lasciare spazio al futuro. I concerti, i negozi, i 300 lavoratori e la Champions arriveranno, eventualmente, dopo. Per ora basterebbe vedere le ruspe lavorare davvero. Che ad Arezzo, quando si parla di grandi opere, è già un discreto spettacolo.
Fonte delle dichiarazioni: La Nazione, 8 ottobre 2026.


