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Campo di Marte, un bidè manda Arezzo in mutande: sui social si lava tutto, tranne il cervello

Una cittadina racconta di aver visto un uomo lavarsi nelle fontane del parco con le parti intime esposte. Il gesto viene condannato, ma la discussione scivola rapidamente tra insulti, politica, immigrazione e inviti alla violenza

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Campo di Marte, un bidè manda Arezzo in mutande: sui social si lava tutto, tranne il cervello

Una cittadina racconta di aver visto un uomo lavarsi nelle fontane del parco con le parti intime esposte. Il gesto viene condannato, ma la discussione scivola rapidamente tra insulti, politica, immigrazione e inviti alla violenza

Una cittadina ha segnalato sui social di aver visto, nella mattinata di OGGI, mercoledì 19 agosto, un uomo intento a lavarsi a Campo di Marte, con le parti intime esposte. La segnalazione, pubblicata nel gruppo Facebook “Sei di Arezzo se…”, non è stata al momento accompagnata da comunicazioni ufficiali delle autorità o da altri elementi che consentano alla redazione di verificarne autonomamente ogni dettaglio.

Secondo l’autrice del post, l’episodio sarebbe stato segnalato alle forze dell’ordine. Il comportamento descritto, se confermato, resta indecoroso e incompatibile con l’uso civile di un parco pubblico. Su eventuali violazioni e responsabilità, però, devono pronunciarsi le autorità competenti, non il tribunale popolare di Facebook con udienza continua e sentenza incorporata.

Questo articolo usa l’ironia per commentare una segnalazione pubblicata sui social e il dibattito che ne è seguito. Il fatto descritto non risulta verificato direttamente dalla redazione.

Il punto di partenza era semplice: un uomo si sarebbe lavato in pubblico mostrando ciò che, per educazione e decoro, dovrebbe restare coperto. Nel giro di pochi commenti, però, Campo di Marte è diventato contemporaneamente il Terzo mondo, la prova del fallimento della sinistra, il fallimento della destra, la discarica dell’Occidente e probabilmente anche la causa dell’aumento del prezzo del caffè.

Insomma, da un bidè improvvisato siamo passati alla conferenza di Yalta, ma con meno statisti e più punti esclamativi.

Molti utenti hanno espresso disgusto e chiesto maggiori controlli nel parco. Alcuni hanno lamentato una presenza insufficiente delle forze dell’ordine e una generale sensazione di abbandono. Altri hanno ricordato un problema concreto che meriterebbe una discussione meno urlata: la mancanza di servizi igienici accessibili alle persone senza dimora.

L’assenza dei bagni pubblici non giustifica naturalmente l’esposizione delle parti intime in un’area frequentata da famiglie e bambini. Ma se una città vuole impedire che parchi, sottopassi e fontane diventino toilette di fortuna, forse deve preoccuparsi anche di offrire alternative minime e dignitose. Il decoro non si difende soltanto invocando manganelli nei commenti: servono controlli, servizi e interventi sociali.

La parola che ha fatto definitivamente traboccare il catino è stata “risorsa”, usata nel post con evidente intento sarcastico. Da quel momento la discussione si è divisa in due eserciti: da una parte chi considerava il termine una legittima provocazione, dall’altra chi lo giudicava un modo per trasformare un comportamento individuale in un’accusa contro tutti gli stranieri.

E così dell’uomo alla fontana non interessava più quasi nulla. Non si sapeva chi fosse, da dove venisse, se fosse senza dimora o in quale condizione si trovasse. Ma sui social gli avevano già assegnato cittadinanza, orientamento politico, cartella clinica e responsabilità per il declino dell’Impero romano.

Non sono mancati inviti a prenderlo a calci, “vergarlo” e rispedirlo a casa. Espressioni che non riportiamo integralmente e che non rappresentano una soluzione: condannare un gesto incivile non significa autorizzare la violenza contro una persona, né trasformare una segnalazione ancora da verificare in una licenza collettiva per insultare.

Il paradosso finale è questo: tutti chiedono più civiltà, ma una parte della discussione la cerca a colpi di minacce. Tutti invocano il decoro, mentre il linguaggio finisce direttamente nella fogna. Tutti vogliono una città pulita, purché a sporcarsi le mani siano sempre le forze dell’ordine, i servizi sociali o quello del commento precedente.

A Campo di Marte serviranno più controlli e, probabilmente, anche servizi igienici adeguati. Su Facebook, invece, potrebbe bastare un rubinetto per l’acqua fredda: prima di scrivere, una bella sciacquata alla testa. E senza mettere nulla in mostra.

“Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.”

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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